I Presìdi italiani hanno salvaguardato, dal 1998 ad oggi, 278 formaggi, salumi, razze animali, frutta, ortaggi, dolci e pani di qualità a rischio di estinzione, realizzati ancora da oltre 1300 piccoli produttori artigianali. Per tutelare, identificare e valorizzare i protagonisti dei presidi, Slow Food Italia ha creato un contrassegno da apporre sulle confezioni e sulle etichette dei produttori, che consente ai consumatori di capire quali sono i prodotti presidiati, e che possono utilizzare solo i produttori che hanno sottoscritto il regolamento del progetto.

In Trentino Alto Adige oggi vengono protetti 9 Presidi. Per maggiori informazioni è disponibile l'indirizzo mail: presidi@slowfoodtrentinoaltoadige.it


Botìro di Primiero di Malga

Nato nel 2008

È un burro a panna cruda affiorata naturalmente in malga da latte prodotto durante l’alpeggio estivo. 

Si tratta di un prodotto d’eccellenza con una grande storia che risale ai tempi della Repubblica di Venezia.  Oggi, come allora, la qualità del prodotto deriva sia dalla ricchezza e varietà floristica dei pascoli, da cui ne discendono il suo colore giallo intenso ed il ricco profumo, sia dall’accurata lavorazione della panna. 

Questa produzione tradizionale negli anni si era quasi persa. La riscoperta del prodotto e la nascita del presidio hanno come obiettivo il recupero delle malghe e la valorizzazione del loro sapere e del ruolo che esse rivestono per la salvaguardia del territorio e la conservazione del paesaggio. Attraverso questo percorso, che comporta l’osservanza di un disciplinare che interessa l’intera filiera produttiva, il Botìro di Primiero di Malga è diventato un bene culturale per tutta la Comunità di Primiero.

Per la sua fragranza particolare, il Botìro si presta soprattutto per essere degustato fresco, con pane, marmellata, miele o zucchero, ma anche con carni salate o trota affumicata, oppure fondente su piatti caldi.

Per la sua autenticità è disponibile esclusivamente da giugno a settembre in quantità limitata (meglio prenotarlo).

 

Per scoprirne di più

I nostri produttori

• Caseificio Sociale di Primiero

Via Roma, 179 

Mezzano di Primiero

www.caseificioprimiero.com

info@caseificioprimiero.com

 



Broccolo di Torbole

Nato nel 2011

È un tipo di broccolo coltivato esclusivamente nella valle del Sarca.

Se si raccolgono ottimi broccoli anche a pochi chilometri dalle montagne innevate, nel pieno inverno trentino, lo si deve alla vicinanza del lago di Garda e al Pelèr, un vento proveniente da nord-est; queste caratteristiche creano un microclima ideale negli orti di Torbole e Linfano, sulla sponda trentina: un lieve innalzamento della temperatura è sufficiente ad evitare la formazione di brina, che è deleteria per l’infiorescenza dei broccoli (detti in dialetto la brocola).

All’interno della variegata famiglia dei cavoli-broccoli, il broccolo di Torbole (Brassica oleracea Botrytis) costituisce una ecotipo a sé in quanto col tempo ha perso alcune caratteristiche comuni e ne ha acquisite di nuove, migliorando e ingentilendo il suo sapore. Ha un’infiorescenza a corimbo simile ad una palla, di colore giallognolo. Se lasciata crescere, la pianta, che si sviluppa fino all’altezza di quasi un metro, si riempie di fiori gialli. I semi, di un colore rosso scuro, vengono messi a coltura verso la fine di giugno e protetti dall’eccessiva insolazione con stuoie, frequentemente bagnate. Le piantine sono pronte al trapianto dopo un mese, quando hanno 5 o 6 foglie, e la loro messa a dimora in pieno campo viene eseguita ancora in modo manuale. Il broccolo cresce rapidamente e senza cure particolari, se non quella di essere innaffiato con regolarità nelle prime settimane dopo il trapianto. La broccola è piccola, mediamente 4, 5 etti, ma bisogna considerare che anche le foglie più interne sono eduli. Gli agricoltori usano stallatico per la concimazione e ne raccolgono ogni anno appena 100.000 esemplari. Il seme viene tramandato nelle famiglie degli ortolani: tutti hanno sempre coltivato questo broccolo che ora è oggetto di studio anche da parte dei tecnici dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige.

I broccoli si raccolgono da fine novembre a tutto febbraio.

 

Per scoprirne di più

I nostri produttori

• Matteo Briosi

tel. 334 7734131

matteo.briosi@gmail.com

 

• Ivan Ghezzi

tel. 338 9840841

francescaghezzi87@gmail.com

 

• Giorgio Planchenstainer 

Tel. 0464 521847 

planchestainer@tiscali.it

 

• Luca Rigatti

Tel. 348 3053911

iltrentino@libero.it

 

• Aldo Rosà 

Torbole (Tn) 

Via Strada Piccola, 9



Casòlet a latte crudo

Nato nel 2002

È un un formaggio a pasta cruda, tenera, morbida, che si consuma generalmente fresco o semi stagionato.

Il nome ha un’origine latina: deriva da caseulus, piccolo formaggio.

E’ un cacio di montagna, che si fa nelle Valli di Sole, Rabbi e Peio in Trentino, a pasta cruda e tenera fatto con latte intero. Un tempo si produceva solo in autunno, quando le mandrie erano già scese dagli alpeggi, le vacche si apprestavano all’asciutta e le mungiture giornaliere erano scarse: era il formaggio di casa per eccellenza, piccolo, versatile, da consumare prevalentemente in famiglia nei mesi invernali: le forme più tradizionali hanno ancora oggi uno scalzo di circa 10 centimetri per 10 circa di diametro, in totale un chilogrammo scarso di peso.

Il Casolet è un formaggio che si consuma generalmente fresco o semi stagionato. In questi casi esprime soprattutto sentori lattei ed erbacei, tutta la ricchezza del latte intero, grande morbidezza al palato e sensazioni gustative che vanno dall'acido al dolce. Si presenta con una pasta di colore bianco o paglierino chiaro e un’occhiatura rada e piccola. La crosta è liscia e regolare. Esistono anche versioni più stagionate, abbastanza atipiche, che offrono una maggiore complessità organolettica, con sempre le note erbacee in evidenza. Il Casolét del Presidio prevede almeno 20 giorni di maturazione. È prodotto da molto tempo in casa e nei caseifici di turnazione.

L’obiettivo del Presidio che riunisce otto produttori è di recuperare la produzione rigorosamente a latte crudo delle piccole tome fatte un tempo in autunno, alla discesa dai pascoli estivi. 

 

Per scoprirne di più

I nostri produttori

• Caseificio Comprensoriale Cercen Terzolas - Terzolas

Tel. 0463 900029

info@caseificiocercen.it

 

• Caseificio Sociale Presanella Val di Sole - Mezzana

Tel. 0463 757282

presanella@tin.it

 

• Caseificio Turnario di Pejo - Pejo - Casaro: Riccardo Casanova

Tel. 328 1570139

 

• Azienda agricola Anna Piazzola - Rabbi

Tel. 0463 985109 | 334 3914828

 

• Agriturismo Volpaia . Vermiglio

di Sergio Panizza 

Tel. 0463 758393 | 335 5252958 

info@agriturvolpaia.it 

 

• Azienda agricola Ruatti - Rabbi

tel. 0463902560

www.agriturruatti.it

michela_ruatti@libero.it

 

• Agritur Bontempelli – Pellizzano

tel. 3484876411

info@maneggio.net

 

• Azienda agricola Pegolotti -Cogolo

tel. 3347422322 info@casavacanzepejo.it



Ciuighe del Banale

Nato nel 2000

Insaccato di maiale e rape a pasta fina prodotto esclusivamente tra ottobre e aprile a San Lorenzo in Banale.

La storia delle ciuighe del Banale è la storia dell’estrema povertà nei secoli passati del territorio delle Giudicarie Esteriori, vallata incastonata fra il lago di Garda e le Dolomiti di Brenta, e della sua zona più tipica, San Lorenzo in Banale. Qui le famiglie che allevavano un maiale vendevano le parti migliori e usavano quelle meno nobili, con l’aggiunta di una parte di rape, per realizzare le ciuighe. A distanza di 150 anni, si è conservata questa usanza ma, nella preparazione, oggi si usano anche le parti migliori del maiale (spalla, coppa, pancetta, gola) e una percentuale inferiore di rape (35-40%).

Le rape sono cotte in un grande paiolo e poi strizzate per togliere la maggior quantità possibile di acqua. Si aggiungono quindi alle carni macinate (le proporzioni sono 40 chilogrammi di rape ogni 60 di carne), si aromatizza l’impasto con sale fino, pepe nero e aglio tritato e si insacca in budello gentile. Si passa quindi all’affumicatura, che dura otto giorni.

Le ciuighe sono un prodotto di forte personalità: la carica aromatica è dominata dalla sensazioni affumicate, ma in bocca lascia percepire una buona sensazione di carne stagionata, non coperta dalla nota acidula delle rape. Si può consumare dopo tre o quattro giorni di stagionatura, mentre è ancora fresca: si fa bollire in acqua per circa venti minuti e poi si può abbinare, seguendo la miglior tradizione, a patate lesse, purè, cavoli tagliati fini o polenta e crauti. Se invece si fa maturare per una decina di giorni, la ciuiga assume una consistenza maggiore e si può tranquillamente mangiare tagliata a fette, come se fosse un salame. 

 

Per scoprirne di più

I nostri produttori

• Famiglia Cooperativa Brenta Paganella

San Lorenzo in Banale

Via Strada Noa, 2

Tel. 0465 734024 | 335 7203443

fc.brentapaganella@cooptrentina.it



Graukäse della Valle Aurina

Nato nel 2008

Formaggio a coagulazione acida che non prevede l’utilizzo del caglio, fa parte della famiglia “Sauerkäse”, prodotti diffusi nell’arco alpino tirolese. 

Il “Graukäse” della Valle Aurina (Formaggio Grigio) è di origine antichissima, pre-tecnologica. È un formaggio molto magro, forse il più magro dei formaggi, tanto che la materia grassa sul residuo secco non supera il due per cento. L’origine di tale peculiarità sta nella sua stessa natura. Si tratta infatti di un prodotto realizzato con il latte avanzato dalla produzione del burro. In Alto Adige il Graukäse ha conosciuto particolare diffusione soprattutto in valle Aurina e nelle valli che da questa si dipartono: Selva dei Molini e Rio Bianco. Per trovare i primi documenti scritti sulla presenza di questo antico formaggio di latte vaccino in Valle Aurina bisogna però risalire almeno al 1325. 

Durante la stagionatura il Graukäse sviluppa muffe fungine grigio-verdi. Non stupisce quindi il suo sapore forte e l’odore potente e penetrante, la forma irregolare. Non ha crosta, la pasta si presenta marmorizzata, con nocciolo interno bianco-gesso che, a seconda del grado di maturazione, può diventare giallo e untuoso e dall’odore penetrante fatto di note pronunciate, decise, di animale date dalle componenti acidule e fermentative. Predominante è una nota di amaro, che si evolve in modo sempre più marcato, a seconda della quantità di siero che il casaro decide di lasciare al momento dello spurgatura. L’abbinamento classico è degustare pezzetti di Graukäse condendoli con una giusta dose di olio di semi o olio d’oliva (più usato oggi), aceto di vino, e una piccola quantità di cipolla tagliata sottile. 

 

Per scoprirne di più

I nostri produttori

• Agnes Laner

tel. 0474 653389 |338 8737161

laner.nikolaus@rolmail.net

 

• Martha Hofer

Maso Hirner

S. Giovanni di Valle Aurina



Grigio alpina

Nato nel 2008

Razza bovina.

La vacca grigio alpina è senz’altro una delle più vecchie abitanti delle Alpi. Allevata per secoli dalle popolazioni locali soprattutto in contesti marginali ed estremi come quelli dei masi di alta quota (la sua presenza risulta infatti documentata sin dall’Ottocento), è in grado di adattarsi perfettamente alle dure condizioni ambientali di queste regioni montane. Fino ai primi del novecento l’isolamento delle vallate rendeva molto difficili gli scambi genetici e quindi le caratteristiche della razza si sono potute mantenere pressoché inalterate. Fondamentalmente quindi la grigio alpina, la cui popolazione è concentrata soprattutto in Provincia di Bolzano e di Trento con qualche presenza sporadica in Veneto e Friuli Venezia Giulia, ha mantenuto intatte quelle specificità che ne fanno la razza ideale per l’economia rurale di montagna. Di taglia e peso medi, questi animali possiedono arti robusti e unghioni particolarmente forti. Il colore del mantello è grigio chiaro quasi argento, con sfumature più scure alla testa, sul collo, sulle spalle e sui fianchi. 

Longeva e di ottima fertilità, un tempo considerata razza a triplice attitudine (latte, carne e lavoro) viene oggi allevata per la sua duplice attitudine di produzione, cioè utilizzata sia per la produzione del latte, particolarmente adatto alla caseificazione ma anche al consumo diretto fresco, che per quella della carne, di ottima qualità. In particolare tra le razze bovine di montagna italiane la grigio alpina possiede il miglior rapporto quali-quantitativo nel latte, fornendo quindi una maggiore percentuale di materia utile alla produzione di formaggio, mentre nel caso della carne sia l’accrescimento degli animali allevati al pascolo che la resa per quanto ne riguarda la macellazione risultano eccellenti. 

 

Per scoprirne di più

I nostri produttori

• Agriturismo Fiordibosco 

di Graziano Lozzer 

Tel. 0462 910002 |329 0125349

info@agriturfiordibosco.com

www.agriturfiordibosco.com

 

• Maso Prener 

di Andrea Giovannini

Tel. 340 5428531 | 320 2357902

info@malgastramaiolo.it

www.malgastramaiolo.it 

 

• Maso Niedermair 

della Famiglia Ernst Kaserer 

Tel. 0473 624091 |349 2593055

 

• Maso Oberkaser 

della Famiglia Michael e Helene Pixner 

Tel. 0473 720125

oberkaser@alice.it



Formaggio di malga del Lagorai

Nato nel 2012

Formaggio di malga a latte crudo semigrasso, prodotto esclusivamente da maggio a ottobre.

Il Lagorai è un gruppo montuoso trentino che si estende da passo Rolle – il valico che divide la val di Fiemme dalla zona del Primiero – alla zona del monte Calisio. In quest’area si affermò, già dal XII secolo, una grande tradizione casearia: moltissime malghe erano già utilizzate ed erano di proprietà dei feudatari locali. Nel 1800 le malghe, tranne quelle allodiali, cioè quelle da sempre di proprietà privata (le migliori), passarono di diritto dai feudi ai comuni. In quegli anni il solo comune di Telve contava circa 40 malghe. Il formaggio prodotto nel Lagorai era utilizzato per lo più per la sussistenza dei numerosi contadini locali, i quali affidavano al capomalga i propri animali affinché trascorressero la stagione estiva in alpe. Il formaggio era però molto ricercato anche dagli affinatori di valle, che lo stagionavano nelle cantine buie e profonde dei paesi della Valsugana e lo commerciavano poi nella città di Trento e nel Veneto.

Il formaggio del Lagorai è un formaggio di malga a latte crudo semigrasso, prodotto esclusivamente da maggio a ottobre. Le forme variano da 4 a 6 kg, con lo scalzo che varia tra i 12 e i 14 cm. Il prodotto stagiona almeno tre mesi. 

 

Per scoprirne di più

I nostri produttori

• Fiorenzo Zottele

Ronchi Valsugana (TN)

Malga Colo (1740 metri)

 

• Angelina Bonadio

Telve (TN)

Malga Valpiana (1843 metri)

Tel. 347 8103173

 

• Agnese Iobstraibitzer

Telve (TN)

Malga Cagnon di Sopra (1885 metri)

Tel. 347 281333

 

• Marco Pompermaier

Scurelle (TN)

Malga Cenon di sopra (1490 metri)

Tel. 3493615059



Formaggio Puzzone di Moena

Nato nel 2000

Formaggio con latte di malga a crosta lavata.

Le malghe sono nel cuore delle Dolomiti (alcune all’interno del Parco Regionale di Paneveggio-Pale di San Martino). E dalle malghe, due volte al giorno, il latte arriva a Predazzo, al caseificio. Ad aspettare c’è il casaro, che con la precisione di un orologiaio controlla la temperatura, verifica i tempi, misura sul palmo della mano la dimensione dei granuli di cagliata.

Il segreto del Puzzone – e della “puzza” – è la stagionatura, durante la quale ogni forma deve essere lavata. Un lavoro faticosissimo: nel magazzino ci sono alcune migliaia di forme e ogni settimana bisogna girarle una per una e lavarle con uno straccetto imbevuto d’acqua. E così da un minimo di 60 giorni, a sei, sette mesi. Il trattamento della crosta con acqua crea uno strato untuoso e favorisce fermentazioni batteriche che danno al formaggio un profumo intenso e penetrante e l’inconfondibile crosta rosso mattone.

Come si può intuire dal nome, il Puzzone si caratterizza infatti per la personalità aromatica. Puzza per qualcuno, bouquet penetrante e complesso per i gourmet. Si avvertono inizialmente al taglio le note pungenti fermentative e di cantina conferite dal trattamento in crosta, ma tali note via via si allargano al sentore di pascolo, di erba alpina, di frutta matura. In bocca è suadente, solubile, con cenni di nocciola tostata e una incredibile lunghezza gustativa.

Il puzzone si produce solo nel periodo d’alpeggio, da giugno a settembre, e deve avere una stagionatura minima di tre mesi e massima di sedici mesi. 

 

Per scoprirne di più

I nostri produttori

• Caseificio Sociale Predazzo e Moena

Tel. 0462 501287

caseificio@puzzonedimoena.com



Formaggio Vezzena

Nato nel 2000

La tecnica è quella classica dei formaggi semigrassi alpini, ma il Vezzena è unico: grazie alle essenze dell’altopiano e alla lunga stagionatura.

Il casaro seleziona il latte migliore degli allevatori e lo utilizza per la preparazione del latteinnesto. Il latte vaccino e crudo della sera, parzialmente scremato, si unisce alla munta del mattino. Si riscalda lentamente, aggiungendo il latteinnesto e poi, a 33-35°C, caglio bovino: la coagulazione avviene in 20-25 minuti.

Anche quando è molto stagionato, il Vezzena conserva una suadenza e una burrosità eccezionali, sprigionando aromi particolari a seconda del periodo di pascolo. Se fatto con il latte di giugno, ad esempio, lascia sentire una delicata nota agliacea. E gli esperti lo distinguono dall’Asiago di allevo per una costante nota olfattiva di erba cipollina. Dopo un anno, un anno e mezzo, l’occhiatura scompare, la pasta, molto gialla, tende a scagliarsi, i profumi si fanno complessi e buone sensazioni erbacee e speziate riempiono la bocca. Insomma, solo dopo un tempo adeguato il Vezzena diventa tale e solo allora si comprende perché l’imperatore Francesco Giuseppe lo pretendesse ogni giorno sulla sua tavola. Fino a prima della Grande Guerra era il formaggio utilizzato da grattugia nel territorio trentino,con la guerra le malghe non sono state più monticate e altri formaggi lo hanno sostituito in questo ruolo.

Il Vezzena si produce solo nel periodo d’alpeggio, da giugno a settembre, e deve avere una stagionatura minima di 12 mesi. 

 

Per scoprirne di più

I nostri produttori

• Caseificio degli Altipiani e del Vezzena

Lavarone (Tn)

tel. 0464 783106

info@caseificiovezzena.it



Ur-Paarl

Nato nel 2004

Pane di segale.

L’Ur-Paarl nach Klosterart, che in tedesco significa “l’originario pane di segale doppio alla maniera del convento”, è la variante più antica del tipico Vinschger Paarl della Val Venosta. La forma tradizionale è una specie di “otto” schiacciato, ottenuta unendo due pani rotondi e piatti. Per questo si chiama paarl, che significa coppia. La dimensione è variabile: il diametro va dai 10 ai 30 centimetri e lo spessore da 2 a 3 centimetri. I depositari della ricetta madre sono i frati benedettini del convento di Monte Maria, sopra Burgusio nel comune di Malles. La riscoperta dell’Ur-Paarl è avvenuta grazie al recupero dell’antica ricetta custodita dall’ultimo frate fornaio, Fratel Alois Zöschg, ripresa da un gruppo di fornai dell’Alta Val Venosta, i quali producono i piccoli pani con farina di segale, farina di farro e lievito madre. Ognuno personalizza la ricetta aggiungendo dosi variabili di semi di finocchio, cumino selvatico e trigonella caerulea, erbe raccolte sui pascoli della valle. 

L’Ur-Paarl ha una crosta morbida e marrone scuro e una pasta soffice e brunita per la presenza di farina di segale. Al naso e in bocca prevale, a volte prepotentemente, l’aroma dei semi di finocchio. Fresco, spalmato di un velo di burro, si accompagna alle marmellate – ottima quella di albicocche della Val Venosta, allo speck e ai salumi affumicati – oltre ad accompagnare i piatti della cucina tradizionale altoatesina.

 

Per scoprirne di più

I nostri produttori

• Goldrainer Backstube

di Albert Reinhard

Tel. 0473 742472 | 320 2171057

reinhard.alber@virgilio.it

 

• Andreas Pilser

Tel. 0473 730572

 

• Alois Riedl

tel. 0473 831348

 

• Norbert Schuster

Malles Venosta (Bz)

tel. 0473 831340

info@schuster.it

Il fornaio Schuster ha anche un punto vendita a Glorenza, in centro sotto i Portici.

 

• Andreas Tröger 

Tel. 0473 747051

 

• Karl Zerzer 

Tel. 0473 831141 - 830490

zerzer.karl@rolmail.net



Villnösser Brillenschaf

Nato nel 2011

Razza ovina.

La Villnösser Brillenschaf (che letteralmente significa "pecora con gli occhiali della Val di Funes" ), è la razza ovina più antica del Sudtirolo: si è sviluppata nel Settecento, un ceppo locale altoatesino della pecora "Kärntner Brillenschaf" austriaca che deriva da un incrocio tra la "alte heimische Landschläge", la Bergamasca e la Paduaner Seidenschaf. La si riconosce perchè ha il vello bianco e anelli neri attorno agli occhi, gli "occhiali" appunto, e la colorazione nera di almeno un terzo, o metà, dell’orecchio. In passato era allevata per il consumo di carne e per la lana. 

Oggi sono rimasti circa 2400 capi adulti in tutto l’Alto Adige, di questi circa 1800 sono femmine che partoriscono ogni anno circa 2500 agnelli. Fino agli anni ’60 tutti allevavano la razza villnösser, oggi solo tre degli allevatori iscritti all’associazione di razza lavorano esclusivamente la terra, tutti gli altri allevano e coltivano piccoli appezzamenti come occupazione secondaria. A Funes, la zona di origine, quindici anni fa erano rimaste solo 150 pecore, oggi sono aumentate a 600 capi grazie al lavoro tenace di Günther Pernthaler, il tecnico di razza, e prima di lui, di Johann Messner, ex sindaco di Funes e grande appassionato di questa razza, che hanno lavorato al recupero genetico. 

Da questa pecora si ottengono diversi prodotti:

  • Afumelli, salume stagionato e leggermente affumicato che vede al suo interno anche carne del maschio della razza grigio alpina
  • Ragù, prodotto con la carne di sola pecora
  • Lana, pantofole, berretti, giacche.

 

Per scoprirne di più

I nostri produttori

• Associazione degli Allevatori di piccoli animali del Sudtirolo 

c/o Federazione Zootecnica Alto Adige 

Bolzano

Via Galvani, 40

Tel. 0472 855016 | 347 5555853

guenther.pernthaler@villnoesser-brillenschaf.eu 



Vino santo Trentino

Nato nel 2002

Vino.

Nella valle dei Laghi, su circa 110 ettari, si coltiva il nosiola, un vitigno autoctono che rappresenta l’1,5% della produzione di uva trentina, e da cui si ricava il vino santo trentino. 

Per produrlo si raccolgono i grappoli spargoli (quelli con acini radi) di alcuni vecchi vigneti posti in pochi appezzamenti specifici, gli unici che permettono un appassimento lunghissimo. I grappoli ben maturi, raccolti tardivamente, sono stesi su graticci detti arele e collocati sulle soffitte e ventilati dall’ora del Garda.  L’appassimento si protrae per oltre cinque o sei mesi, fino alla settimana santa (di qui il nome). La muffa nobile (Botrytis cinerea) si sviluppa esclusivamente all’interno dell’acino, accentuandone la disidratazione, e con l’azione combinata del tempo e del vento, provoca un calo dell’80% e oltre. Ciò significa che, da 100 chili di uva nosiola fresca, si ottengono appena 15, 18 litri di mosto di vino santo. Terminata la pigiatura, il mosto è travasato in piccole botti di rovere dove inizia la fermentazione naturale che, per via dell’elevatissima concentrazione degli zuccheri, procede molto lentamente e dura almeno sei, otto anni. Dopo l’imbottigliamento ricomincia la vita di questo vino, che si protrae oltre i cinquant’anni. 

Un tempo il vino santo era considerato una sorta di medicinale: una sorta di corroborante per la dieta dei convalescenti. Oggi può essere a pieno titolo considerato “il passito dei passiti”: nessun altro vino, infatti, rimane in appassimento naturale così a lungo. Il Vino Santo Trentino è reperibile tutto l’anno. 

 

Per scoprirne di più

I nostri produttori

• Marco e Stefano Pisoni

Tel. 0461 563216

info@pisonivini.it

 

• Enzo Poli

tel. e fax. 0461864116 | 3495308978 

info@maxentia.it

 

• Francesco Poli

Tel. 0461 864102

info@distilleriafrancesco.it

www.distilleriafrancesco.it

 

• Giovanni Poli

Tel. 0461 864119 | 347 9345803

info@poligiovanni.it

www.poligiovanni.it

 

• Gino Pedrotti

Tel. 0461 564123

info@ginopedrotti.it

www.ginopedrotti.it

 

• Pravis 

Tel. 0461 564305

info@pravis.it 

www.pravis.it