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Stati generali di Slow Food Trentino Alto Adige Südtirol

Aggiornato il: gen 24

Si sono svolti il 20 novembre 2019 presso la Distilleria Marzadro gli Stati generali della rete Slow Food del Trentino Alto Adige Südtirol


Con la presentazione di questo “quaderno”, una sorta di carta d'identità territoriale, e con il successivo incontro degli Stati generali, il Comitato regionale di Slow Food del Trentino - Alto Adige/Südtirol intende dare conto della propria rete associativa.

Sei Condotte territoriali, sei Comunità del cibo di Terra Madre, sedici Presìdi, sedici Cuochi dell'alleanza, seicento soci: una realtà che negli anni si è radicata nel territorio per dare concretezza all'idea del “cibo buono, pulito, giusto, per tutti”.

In queste parole chiave c'è il richiamo alla qualità del cibo e alla piacevolezza del gusto (siamo quello che mangiamo), all'ambiente e alle biodiversità così provate dal comportamento irresponsabile dell'uomo, alla giustizia sociale affinché in ogni attività produttiva vi sia il rispetto della dignità dei lavoratori, e infine all'universalità di questi valori perché nell'umanità non vi sia chi viene prima di altri.

E' questo, in estrema sintesi, il programma di Slow Food, associazione sempre più globale (presente in oltre centocinquanta paesi) e territoriale (attraverso le Comunità), un programma che pulsa con questo tempo carico di incognite proprio a partire dallo stato di salute della nostra madre Terra. E che intendiamo condividere con quei movimenti e associazioni chi si pongono gli stessi grandi interrogativi come i giovani di Friday for future, i contadini-produttori della rete mondiale di Terra Madre, i milioni di persone che si sentono vicine al messaggio di Francesco nella Laudato Sì.

Il surriscaldamento del pianeta (dovuto in particolare alle emissioni inquinanti e alla progressiva distruzione dei polmoni verdi del pianeta) provoca grandi cambiamenti climatici che a loro volta sono all'origine di eventi atmosferici sempre più estremi, con picchi di siccità e di alluvioni che già hanno modificato il calendario delle stagioni e il livello delle catene alimentari. Fra gli eventi estremi, il rapido esaurirsi dei ghiacciai nell'arco alpino, le tempeste di vento come Vaia che ha distrutto lo scorso anno 41.491 ettari di bosco nelle Dolomiti, l'innalzamento dei mari e l'erosione delle regioni costiere come stiamo vivendo in questi giorni nella laguna veneta.

Questa Terra è l'unica che abbiamo, ma viene calpestata da un'impronta ecologica che misura l'insostenibilità dell'attuale modello di sviluppo e di consumi.

Nel 2019, l'overshoot day ovvero la data in cui abbiamo consumato tutto quello che gli ecosistemi terrestri sono in grado di produrre nel corso dell'anno, è stato il 29 luglio. Un'impronta che – se consideriamo le profonde diseguaglianze che segnano il pianeta – in aree come l'Europa e in paesi come il nostro è ancora più pesante, tanto è vero che il giorno del superamento in Italia è stato quest'anno il 15 maggio. Come a dire che per reggere gli attuali consumi italiani avremmo bisogno di un territorio grande come 2,7 volte quello attuale.

Un'insostenibilità che riguarda anche la nostra regione, quella istituzionale che unisce il Trentino e l'Alto Adige/Südtirol, ma anche quella che unisce uno spazio montano più ampio oltre i confini, rispetto alla quale s'impone la necessità di riconsiderare modelli di sviluppo e stili di vita. Il che ha a che fare con la sostenibilità della nostra agricoltura, con una montagna che non può essere ridotta a parco giochi valorizzandone invece le vocazioni tradizionali, con un utilizzo sobrio delle risorse a partire da quella idrica, con un diverso rapporto fra le città e le valli. Temi che saranno al centro di un aperto confronto nel Congresso Regionale di Slow Food della primavera 2020.

Sarà anche l'occasione per preparare i Congressi nazionale e internazionale che nell'ottobre del 2020 si svolgeranno a Torino, in concomitanza con una nuova e profondamente innovativa edizione di Terra Madre, la rete mondiale delle comunità delle cibo di Slow Food.

Come dice Carlo Petrini


«Terra Madre 2020 determinerà un grande cambiamento se sarà capace di attirare visionari di tutto il mondo affinché non ci sia solo una religione basata su neoliberismo e crescita infinita ma si dia ascolto a una diversa economia che dà voce a comunità, territori, bene comune. Solo così possiamo fare in modo che questo appuntamento rappresenti l’alternativa a Davos. La cittadina svizzera riunisce la visione neoliberista, Torino ospita l’idea di un mondo diverso, capace di diventare più forte, di cambiare gli attuali paradigmi rappresentativi di un’economia politica distruttiva, di rapina nei confronti dei beni comuni».

Terra Madre 2020 lancerà la sfida di un altro paradigma, immaginando una serie di frontiere culturali su cui misurare un nuovo racconto globale: le terre alte, l'acqua, il tema dell'inurbamento delle megalopoli e il conflitto città/campagna, la cultura del limite. Saranno queste le nuove geografie per un diverso approccio ai temi del presente, non più riferiti agli stati nazionali ma ad una nuova condizione umana, sempre più sovranazionale e interdipendente.

Sarà così anche per l'organizzazione dei padiglioni di Terra Madre, ma protagonisti continueranno ad essere le comunità del cibo e i contadini nella più grande alleanza mondiale dei produttori in difesa della biodiversità. Continueremo a raccontare Terra Madre uscendo dai padiglioni ed invadendo pacificamente con una grande festa le strade e le piazze della città con il nostro messaggio rivolto al futuro. Come a consegnare simbolicamente il pianeta che abbiamo ricevuto in prestito alla generazione Z.



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