L'Alleanza dei cuochi a supporto dei più fragili

Articolo tratto dal numero 9 di Slowzine

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Anche il Trentino è stato coinvolto nel progetto “Eat Slow Be Happy” lanciato da Slow Food per portare la solidarietà dei cuochi dell’Alleanza ai più bisognosi. L’obiettivo è restituire valore alla ristorazione di qualità e supportarla nella volontà solidaristica con un piccolo contributo con cui Slow Food copre i costi delle materie prime utilizzate dai cuochi per realizzare pasti per i più bisognosi. Ciò è possibile grazie a un bando del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali volto a fronteggiare le emergenze sociali ed assistenziali con il supporto delle realtà del terzo settore. In otto territori italiani sono stati offerti oltre 2.000 pasti a centri di accoglienza, residenze per anziani, mense di solidarietà e realtà locali che supportano i più bisognosi.


Slow Food Trentino Alto Adige Sudtirol ha deciso di destinare la propria quota di pasti (circa 300) al Banco Alimentare che si è occupato delle distribuzioni.




Alla chiamata hanno risposto in coro i cuochi dell’Alleanza del Trentino. Ristorante Boivin, La Cantinetta, Corte dei Toldi, Rifugio Maranza, Osteria Storica Morelli, La Nerina, Osteria Casa dei Gentili, le Tre Chiavi. Per l’Alto Adige i pasti solidali sono stati preparati da Oskar Messner di Pitzock.


L’iniziativa ha permesso di portare la filosofia di cucina di Slow Food anche alle persone meno fortunate, declinando quel “per tutti” che completa il buono, pulito e giusto che guida l’associazione nella sua attività. I cuochi selezionati per Eat Slow Be Happy, infatti, scelgono materie prime locali coltivate in modo sostenibile, prodotti dell’Arca del Gusto e dei Presìdi Slow Food. Preparano pasti buoni, puliti e giusti ricreando quel calore conviviale tipico delle osterie con un menù che cambia di locale in locale, secondo le risorse del singolo territorio e i prodotti della stagione. Roberto Scarpari, del Banco alimentare, ha sottolineato proprio questo come elemento distintivo dell’iniziativa, la libertà da parte di chi ha ricevuto il pasto di scegliere la pietanza più gradita, per conferire dignità ai meno fortunati. “Il vaccino migliore contro la pandemia – ci ricorda Scarpari - è la solidarietà, la pandemia chiude, la solidarietà apre”.




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