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Mostra fotografica "Cibi di terre lontane" di Giorgio Ceriani

Nelle sale di Palazzo De Probizer Isera è stata inaugurata la mostra fotografica "Cibi di terre lontane" con le fotografie di Giorgio Ceriani. Un viaggio attraverso 50 anni di fotografie in aree lontanissime dei cinque continenti.

Immagini a volte forti ma in grado di stimolare diverse chiavi di lettura sul cibo, ci raccontano di sistemi del cibo lontani ma, per contrasto, ci aprono a visioni inedite anche su ciò che ci circonda direttamente.


Ecco l'introduzione scritta da Tommaso Martini per introdurre la mostra:


“Il vero viaggio in quanto introiezione d’un fuori diverso dal nostro abituale implica un cambiamento totale dell’alimentazione, un inghiottire il paese visitato, nella sua fauna e flora e nella sua cultura facendole passare per le labbra e l’esofago. Questo è il modo di viaggiare che abbia senso oggigiorno, quando tutto ciò che è visibile lo puoi vedere senza muoverti dalla poltrona”. Nel 1986 Italo Calvino scriveva queste parole in quel straordinario racconto che è Sotto il sole giaguaro. Nello stesso anno sbarcava nella nostra capitale, a due passi da Piazza di Spagna, il primo fast food di una nota multinazionale americana dando simbolicamente il via a una trasformazione delle abitudini alimentari che a distanza di quasi quarant’anni è evidente nell’omologazione dei gusti e l’appiattimento dei sapori. Quasi in ogni angolo del mondo è possibile mangiare lo stesso hamburger, prodotto in modo standardizzato, con gli stessi ingredienti e con una buona dose di aromi artificiali, sale, additivi. Intuendo le insidie che questo modello di consumo stava diffondendo in tutto il mondo nasce, proprio in quell’anno, Slow Food. L’obiettivo era mettere il cibo al centro, diffondere e preservare la cultura gastronomica delle valli italiane, prendersi il giusto tempo per nutrirsi conoscendo ciò che mangiamo compresi il territorio, le mani, i saperi che lo hanno prodotto. Con uno sguardo già rivolto alla tutela della biodiversità e alle pratiche agricole attente alla sostenibilità sociale e ambientale. Nasceva il concetto di “buono, pulito e giusto” che da allora ha fatto molta strada, scontrandosi contro i mulino a vento, dando vita a un movimento con milioni di attivisti in 160 paesi del mondo. Una rete globale di comunità locali che si impegna ogni giorno per un sistema di produzione, distribuzione e consumo del cibo in equilibrio con le risorse della natura, la giusta remunerazione dei lavoratori, la disponibilità e l’accessibilità per tutti, la saluta dell’individuo e il benessere della società.

Osservando le fotografie di Giorgio Ceriani riecheggiano nella nostra testa le parole di Calvino e l’intuizione che vide nascere Slow Food. Queste immagini ci raccontano di sistemi del cibo di terre lontane, di sapori sconosciuti, ricette inedite, gusti mai provati. Sono immagini che infrangono tabu e pregiudizi. Pensiamo a quante volte compaiano gli insetti a ricordarci come siamo provinciali quando disprezziamo la possibilità di inserire questa fonte di proteine nelle nostre diete, denigrando i due miliardi di persone che pratica l’entomofagia da millenni. Le immagini sono spesso scattate nei mercati e trasmettono tutta l’umanità di questa modello di vendita alimentare quasi scomparso nel nostro occidente (o riproposto in chiave folkloristica). Sembra di sentire le urla dei mercanti, il chiacchiericcio di chi contratta un prezzo, gli odori di tanti animali e cibi diversi, emerge la confusione del luogo simbolo dello scambio che non è solo di merce ma è anche culturale. In questo contesto queste immagini rifuggiano i topoi dell’ “età del cibo”: le ricette su riviste patinate, la spettacolarizzazione televisiva (a cui si contrappone la teatralità di un mercato), gli chef come nuovi guru e sacerdoti di un rito che ha più a che fare con la rappresentazione che con la nutrizione, il cannibalismo dello story telling che fagocita ogni diversità. È il modello di consumo del cibo che Slow Food quotidianamente cerca di cambiare, infondendo conoscenze e consapevolezza, educando al gusto, creando momenti di relazione. Tra tutti Terra Madre che ogni due anni porta a Torino le comunità del cibo di tutto il mondo. Culture gastronomiche lontanissime che si incontrano, ritualità indigene e cibi sconosciuti che ci invitano a riflettere sul cibo prendendosi il giusto tempo, apprezzando la diversità come fonte inesauribile di ricchezza ed evoluzione; assumendo la consapevolezza che in ogni scelta alimentare sta il futuro dell’intero pianeta: ecco le formule in cui ricercare e rifondare il nostro rapporto con il cibo.

Orari: lunedì: giorno di chiusura martedì-venerdì: 18.00-20.00 sabato-domenica: 11.00-13.00/18.00-20.00

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