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Quale futuro per il nostro ambiente - incontro del Coordinamento Ambiente Alto Garda e Ledro


Anche Slow Food Valle dell’Adige Alto Garda era presente sabato scorso a Riva del Garda all’incontro organizzato dal Coordinamento Ambiente Alto Garda e Ledro per fare il punto su progetti e prospettive delle dodici associazioni aderenti. “Quale futuro per il nostro ambiente” un titolo impegnativo per ricordarci che l’impegno e l’attivismo di ognuno deve esser sempre rivolto al futuro e al cambiamento. Un importante momento di conoscenza e di scambio tra le realtà coinvolte, introdotte e moderate da Duilio Turrini, che verso questo cambiamento cercano di convergere, costruendo un futuro diverso da varie prospettive.


Si è parlato quindi di consumo di suolo con i preoccupanti dati dell’Osservatorio del Paesaggio PAT che evidenziano come l’Alto Garda è interessato dal fenomeno con valori superiori alla media provinciale (4,8% contro il 3,7%) con punte preoccupanti nei comuni di Riva (10,41%), Arco (8,82%) e Dro (6,4%). Numeri che si traducono in evidenti danni ambientali (riduzione della biodiversità, compromissione delle funzioni ambientali e deterioramento idrogeologici), ripercussioni sociali (solo il 44% degli alloggi è abitato dai residenti) ma anche in danni al mondo agricolo. Il fatto che gran parte della superficie agricola non è di proprietà di agricoltori, la perdita di superficie pianeggiante, l’uso improprio di aree agricole hanno causato in un decennio la perdita di più di ottanta aziende. Ecco quindi che la proposta del Comitato per lo sviluppo sostenibile è il rilancio del Distretto agricolo per rigenerare il territorio, progettare in modo unitario la sua gestione, favorire processi partecipativi.


La gestione del territorio dal punto di vista urbanistico, la destinazione di alcune importanti porzioni dell’area (come la fascia lago e l’ex Cattoi), è al centro dell’impegno dell’Associazione Pinter e di SAL (Salvaguardia area Lago) che è impegnata nel recupero del Parco Miralago, poche settimane fa al centro dell’azione attorno al kaki centenario che ha visto coinvolta anche Slow Food. Il tema della mobilità leggera è invece protagonista della proposta di una ciclopolitana avanzata dal Comitato Salvaguardia Olivaia.


L’associazione Amici della Sarca ha spostato l’attenzione sul fiume che attraversa la Busa. La Sarca che ormai da decenni è assoggettata a uno sfruttamento idroelettrico intensivo. Gianfranco Maino ha ripercorso gli importanti risultati raggiunti con una costante attività di informazione, formazione e sensibilizzazione culturale sui temi ambientali, ma anche impegno per stimolare le amministrazioni pubbliche nell’adozione di politiche di tutela e salvaguardia, per stimolare la partecipazione dei cittadini, favorire il volontariato. Il risultato è stato un miglioramento della situazione, lavorando anche alla costituzione del Parco fluviale della Sarca che però attualmente mostra di avere obiettivi diversi dalla conservazione, tutela riqualificazione e rinaturalizzazione del fiume.


La gestione dei rifiuti è stata invece il focus delle riflessioni presentate da Ledro Inselberg, dalle immagini della bonifica della “Maza” ad Arco alla difficile situazione della raccolta differenziata in tutta l’area, alle proposte di inceneritore, esprimendo la necessità di uniformare la raccolta dei rifiuti urbani e di ispirarsi alle buone pratiche da seguire: ridurre, riciclare, riparare e riusare. Il tutto ricordandosi in primis che le condizioni dell’ambiente hanno direttamente a che fare con la tutela della salute dei minori. Di riciclo, riuso e consumo consapevole si occupa dal 2016 l’associazione Rotte inverse impegnata, tra le diverse attività, anche nel progetto della creazione di un emporio di comunità.


Di un ambiente in cui convivere nel rispetto della biodiversità della fauna e della flora si è occupato nel suo intervento il WWF Trentino. Invitando a superare il concetto di aree protette evolvendolo in una protezione diffusa attraverso proposte concrete di attivazioni che possono impegnare direttamente le amministrazioni pubbliche, le aziende e la cittadinanza.


Italia Nostra ha spostato il focus poco più a nord riproponendo il problema della riattivazione del cementificio di Sarche e dei problemi che solleva la sua presenza. Problemi diretti come il pesante impatto ecologico ma anche l’incoerenza dell’impianto con la vocazione turistica ed agricola dell’area, in particolar modo in rapporto all’importante Biodistretto. Un tema molto caro a Slow Food coinvolgendo direttamente l’area di produzione della Nosiola e della tradizione del Vino Santo Trentino Presidio Slow Food. L’invito è tener alta l’attenzione in vista del possibile rinnovo delle concessioni e nel frattempo monitorare le emissioni, limitare la dispersione di sostanze nocive e avviare un percorso partecipato per la riconversione dell’impianto. Marco Piantoni ha infine presentato gli studi realizzati con Paolo Ciresa sul tema del Monte Baldo “Parco della memoria e bene protetto”.


In questa vivacità di impegno e fermento di idee Slow Food Valle dell’Adige Alto Garda ha presentato la vocazione di Slow Food come rete globale di comunità locali, fortemente radicata nel territorio e con uno sguardo che abbraccia le comunità di Terra Madre. Partendo dai progetti già sviluppato in zona, dai Presìdi del Broccolo di Torbole, degli ulivi secolari, del Vino Santo, ai prodotti nell’Arca del Gusto come le molche e i marroni di Campi, ai Cuochi dell’Alleanza, Slow Food ha lanciato un appello alle associazioni presenti ad individuare nuovi progetti da declinare insieme. Con l’obiettivo di valorizzare il territorio e le sue produzioni, tutelarle e renderne consapevoli abitanti e turisti. L’area del Garda si inserisce nelle riflessioni dello Slow Food degli ecosistemi e deve essere parte attiva in alcune importanti reti esistenti a livello italiano come la rete Slow Olive e la rete dei castanicoltori. Allo stesso tempo potrebbe nascere proprio da qui una visione ecosistemica del Lago che possa coinvolgere anche le sponde veronesi e bresciane e favorire uno scambio continui e proficuo tra le Comunità che lo popolano. Infine uno sguardo al progetto Slow Travel come risposta ai problemi di sovraffollamento dell’area. Una prospettiva che cerca di promuovere un turismo che non consuma il territorio ma anzi che con esso cerca di convivere, nella consapevolezza e nella scoperta, nelle relazioni e nel coinvolgimento, misurando la qualità non in termini di spesa ma di impronta ecologica, capace di muoversi con leggerezza, che non sottrae risorse per lasciare traffico, rifiuti e una ricchezza per pochi e meramente economica.

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