DSC_1654 (FILEminimizer).JPG

ENANTIO
A PIEDE FRANCO

 

Si scrive “enantio”, ma si legge “enanzio”, alla latina. Il nome di questo vitigno autoctono è già citato nel I secolo d.C. da Plinio Il Vecchio, in uno dei volumi della sua “Naturalis Historia”. L’enantio deriva dall’adattamento di un vitigno selvatico che, ancora oggi, si trova nella Valle dei Molini, tra i rovi delle pendici del Monte Baldo, fra il bacino del Garda e la valle dell’Adige, alle spalle del medievale Castello di Avio. Ma non è solo l’origine antichissima a rendere unica la sua storia. Nella seconda metà dell’Ottocento, l’arrivo in Europa della fillossera (Phyllossera vastatrix), distrusse la quasi totalità del patrimonio viticolo del continente e cambiò la storia della vite e del vino. Da allora, come rimedio, le specie europee furono innestate su piedi di viti americane sfruttando l’immunità radicale sviluppata nel luogo di provenienza dell’afide. Questa sorte, però, non toccò alle vigne di enantio a piede franco coltivate lungo il fiume Adige che, grazie alla struttura sabbiosa-silicea del terreno, sopravvissero. Ancora oggi, in questi vigneti, le nuove piante nascono grazie alla tecnica della propaggine, ossia tramite l’interramento di un ramo della vite antica che diventa vite nuova.
Le viti a piede franco di enantio sono rustiche, longeve e di buona resistenza. Richiedono quindi minori trattamenti per la prevenzione e la cura delle malattie – anche grazie ai grappoli spargoli con acini piccoli – ma necessitano di un buon intervento manuale per il controllo della vegetazione: il vigore, infatti, è elevato e la potatura deve essere importante. L’allevamento è a doppia pergola trentina, la resa è bassa e la vendemmia – manuale – si svolge tra la metà e la fine di ottobre. La vinificazione è quella tipica dei vini rossi, a fermentazione spontanea e senza coadiuvanti aggiunti, ma ogni produttore interpreta il vitigno secondo la propria tradizione familiare, imprimendo l’identità della propria azienda.
Il risultato è un vino di colore rosso rubino intenso, con riflessi granati se invecchiato e con una longevità potenziale analoga ai grandi vini a bacca rossa. L’odore è fruttato con un cenno ai piccoli frutti rossi, e leggermente speziato; il sapore è secco, pieno e armonico. La struttura è importante come l’intensità, l’acidità è ben presente e il patrimonio tannico è morbido e ben calibrato. Si abbina bene con i piatti rustici della cucina trentina, ma anche con salumi e formaggi stagionati.

Circa un secolo dopo l’arrivo della fillossera, a minacciare la sopravvivenza dell’enantio nella Valle dell’Adige furono le varietà internazionali, più redditizie sul mercato, che spinsero molti agricoltori a estirpare le vigne di enantio sostituendole in primis con il pinot grigio. Solo alcuni viticoltori compresero l’importanza di questo immenso patrimonio e si adoperarono per conservare un paesaggio, un vitigno e un sistema di allevamento con logiche del tutto diverse rispetto a quelle della viticoltura moderna.
Il Presidio nasce per valorizzare il loro impegno e il loro lavoro, per preservare il paesaggio viticolo con i suoi vigneti secolari e per far conoscere il vino Enantio e la sua storia non solo localmente, ma anche nel resto d’Italia e nel mondo. Con l’avvio del progetto si auspica che altre realtà agricole comprendano l’importanza di valorizzare l’enantio a piede franco e continuino a preservare le vigne storiche, impegnandosi a vinificare senza l’uso di lieviti selezionati e coadiuvanti, traendone infine un’adeguata remunerazione.

Produttori

Bongiovanni
di Lorenzo Bongiovanni
Via S. Antonio
Sabbionara (Tn)
Tel. 0464 684388 - 347 3110721
info@bongiovannilorenzo.com

Cantina Roeno
della famiglia Fugatti
Via Mama, 3
Brentino Belluno (Vr)
Tel. 045 723 0110
info@cantinaroeno.com


Vallarom
di Filippo Scienza e Barbara Mottini
Frazione Masi, 21
Avio (Tn)
Tel. 335 778 7324
info@vallarom.com