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Cara Siria, la pasticceria che intreccia tradizione, identità e cultura

Intervista di Anzhela Filatova per "Tavole migranti. Storie di cibo in movimento"


Cara Siria è una storia di famiglia, di radici profonde e di scelte coraggiose. È una storia che nasce molto prima dell’apertura della pasticceria, e che affonda le sue origini in una tradizione antica: dalla parte materna, la famiglia aveva da generazioni una catena di pasticcerie ben avviate, diffuse e molto conosciute in Siria. Un sapere tramandato nel tempo, fatto di gesti precisi, ricette custodite e rispetto per la materia prima.

La storia della famiglia prende una svolta nel 1988, quando Fares, all’età di 27 anni, arriva in Italia dalla Siria. Il suo viaggio non nasce dalla guerra, ma da un sentimento più intimo: la nostalgia per un fratello già presente in Italia e il desiderio iniziale di riportarlo con sé in patria. In Siria, Fares gestiva un’azienda solida e innovativa di stufe e sistemi di riscaldamento a gas, con diversi brevetti di invenzione. Una realtà imprenditoriale stabile, costruita con competenza e visione.

Il soggiorno in Italia, però, cambia tutto. Confrontandosi con una libertà sconosciuta in Siria, segnata dal regime di Assad, Fares comprende che il futuro del suo Paese è incerto e destinato al conflitto. Colpito profondamente anche dalla bellezza e dalla qualità della vita in Trentino, matura una decisione difficile ma consapevole: restare, con la speranza di costruire un futuro stabile per la sua futura famiglia.

Accanto a lui, una giovane donna di appena diciassette anni compie una scelta altrettanto straordinaria. Parte da Aleppo completamente sola, senza conoscere la lingua e con pochissimi mezzi, affrontando un viaggio lungo e complesso fino a Cles, in Val di Non. Un atto di grande forza e determinazione che segna profondamente l’identità della famiglia.


In Italia, Fares è costretto a ricominciare da zero, reinventandosi come metalmeccanico, mettendo da parte il sogno di diventare medico. Tra sacrifici, lavoro duro e un percorso lungo e complesso per ottenere la cittadinanza italiana — rallentato anche da un’interruzione di residenza dovuta al grave malore del nonno in Siria — la famiglia costruisce lentamente le proprie radici in Trentino. Radici fondate sulla resilienza, sul valore del lavoro e sulla fiducia nel futuro. Un futuro che prende forma soprattutto nei figli, cresciuti con il valore dello studio e del sacrificio. Il sogno del padre, mai realizzato, di indossare il camice bianco, diventa realtà nella nuova generazione, con percorsi universitari e professionali in ambito sanitario. Allo stesso tempo, i figli scelgono di restituire qualcosa alla famiglia: nasce così un progetto comune, pensato e costruito insieme.

È da questa eredità umana, culturale e imprenditoriale che nasce Cara Siria: non solo una pasticceria, ma un progetto familiare autentico. Tutti contribuiscono secondo le proprie capacità, unendo competenze diverse e una visione condivisa. Ogni dolce diventa il racconto di una storia fatta di partenze, scelte difficili e nuove radici, dove tradizioni antiche trovano una nuova casa, nel cuore di Trento. A raccontarci questa storia è Munir Vauall, figlio della famiglia fondatrice, intrecciando vicende familiari, migrazione e sogni diventati realtà.


Da dove nasce l’idea della pasticceria?

L’idea prende forma nel 2013, durante la Festa dei Popoli a Trento. In quel periodo, la comunità siriana si era unita per aiutare i tanti orfani rimasti nel Paese. Decidemmo di preparare e vendere dolci siriani, devolvendo il ricavato in beneficenza. L’entusiasmo fu immediato: già dal primo giorno andò tutto esaurito. In quel momento abbiamo capito che quei dolci potevano diventare un ponte tra noi e la comunità trentina. L’idea nasce anche da un profondo senso di gratitudine. Volevamo regalare a nostro padre una vita diversa, lontana dal lavoro pesante tra ferro e oli industriali, restituendogli un ruolo centrale in un progetto suo, costruito insieme alla famiglia. Cara Siria nasce così: come un’impresa familiare, in cui ognuno contribuisce con le proprie competenze, nel rispetto di una tradizione che ci appartiene da generazioni.


Perché avete scelto proprio Trento come sede?

Trento rappresenta il nostro presente. Abbiamo trovato un locale nel quartiere di San Martino, un ex lavanderia che abbiamo completamente ristrutturato. Uno spazio che racconta perfettamente la nostra idea di trasformazione e rinascita. Anche se siamo cresciuti in Val di Non, Trento per noi è una città profondamente familiare, viva e accogliente, capace di intrecciare storie e culture diverse.

Inizialmente il progetto prevedeva solo un laboratorio di produzione con vendita all’ingrosso ed e-commerce. Ma fin dai primi giorni dall’apertura, le persone hanno iniziato a entrare senza sosta. Questo entusiasmo ci ha portati a riorganizzare gli spazi: il laboratorio è diventato anche punto vendita, in attesa di aprire un locale dedicato esclusivamente al dettaglio.


Il concetto di “mosaico” è centrale nella vostra identità. Perché?

Il mosaico rappresenta la Siria che conosciamo: un luogo di convivenza tra culture e religioni diverse. In molte città siriane, moschee, chiese e sinagoghe convivono nello stesso quartiere. Il cibo, per noi, è uno strumento di unione e dialogo, capace di superare confini e differenze.


Questa idea si riflette anche nei vostri dolci?

Assolutamente sì. Ogni assortimento è pensato come un mosaico di sapori: ingredienti diversi che insieme creano equilibrio e armonia, proprio come nel Mosaico Damasceno, un’arte antichissima che unisce materiali preziosi per creare qualcosa di unico.


Avete adattato le ricette originali al gusto italiano?

Sì, con grande attenzione. Abbiamo alleggerito le ricette riducendo la quantità di sciroppo e selezionato ingredienti di altissima qualità, mantenendo l’autenticità ma rendendo i dolci più delicati ed equilibrati per il palato italiano.


Vi immaginate un ritorno in Siria?

È una domanda complessa. Il legame con la Siria resta fortissimo, ma oggi il nostro modo di restare vicini al Paese è raccontarlo attraverso i dolci. Cara Siria è un ponte tra culture, una memoria condivisa. Chi entra non acquista solo dolci, ma porta a casa un pezzo della nostra storia, della nostra identità e della nostra visione del mondo. Cara Siria vuole essere, nel suo piccolo, una rappresentazione della vera Siria: bella, libera, ricca di tradizioni e di cose buone. Un mosaico di delizie che diventa una piccola fiamma di unione e speranza.


 
 
 

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