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Conferenza di Costantino Bonomi per la Comunità Altipiani Cimbri sul mais trentino


Costantino Bonomi, botanico del MUSE – Museo delle Scienze di Trento, è intervenuto alla Biblioteca di Lavarone nell’ambito del ciclo di incontri promosso dalla Comunità Slow Food per lo sviluppo agroculturale degli Altipiani Cimbri, con una conferenza dedicata ai mais del Trentino e al loro valore agronomico, culturale e ambientale.

Nel suo intervento ha ricordato come il mais sia una pianta di origine americana, domesticata dalle civiltà mesoamericane, ma al tempo stesso una specie estremamente plastica e adattabile. Ha evidenziato che, coltivato in contesti ambientali differenti, il mais esprime caratteri che si stabilizzano nel tempo, rendendo corretto parlare di varietà locali: i tratti selezionati in un territorio diventano parte integrante dell’identità della varietà coltivata, fino a poter definire vere e proprie varietà trentine.

Bonomi ha descritto il Nostrano di Storo come un ibrido storico tra un mais paesano e il Marano vicentino, caratterizzato da forte vigoria e da una coltivazione ancora significativa nella piana di Storo, nel Bleggio, in Valle dei Laghi e in Vigolana. Ha sottolineato come la produzione della semente avvenga in aree dedicate e isolate e come questa varietà riesca a mantenere una propria sostenibilità economica sul mercato.Lo Spin di Caldonazzo (o della Valsugana), è interessato da una drastica riduzione delle superfici coltivate e del numero di produttori. La Comunità Slow Food ha dedicato un momento al ricordo della figura di Tullio Valcanover, che per tutta la vita si è dedicato alla conservazione e alla coltivazione di questo mais, scomparso recentemente. Il Sorc del Vanoi – Dorotea è stato descritto come un mais di montagna a ciclo rapido (quarantino), conservato grazie alla trasmissione familiare – legata proprio alla signora Dorotea - e oggi è coltivato da pochissimi agricoltori. Il ciclo rapido è strettamente connesso alle altitudini e al clima della valle, la coltivazione arriva fino ai 1.200 metri, e le giornate con le condizioni ottimali per la maturazione della spiga sono limitate.



Bonomi ha ricordato che, sebbene oggi si parli di tre varietà ancora coltivate in Trentino, le ricerche condotte dal CREA Bergamo avevano evidenziato la presenza storica di almeno cinquanta varietà di mais sul territorio trentino, a testimonianza di una biodiversità agricola oggi in larga parte perduta. In questo contesto, ha richiamato il ruolo del MUSE e della sua banca dei semi, invitando agricoltori e cittadini a contribuire portando semi di mais locali, come strumento concreto di tutela dell’agrobiodiversità.

Sul piano alimentare, ha Costantino Bonomi ha affrontato il famoso tema della pellagra, per molto tempo piaga delle valli trentine. Con l’arrivo del mais in Europa è giunta la pianta, ma non il sapere gastronomico delle popolazioni originarie. Nelle civiltà mesoamericane il mais veniva trattato con la nixtamalizzazione (bagno in calce), pratica che rende assimilabile la niacina, evitando la pellagra nelle diete basate prevalentemente sul mais. L’assenza di questa conoscenza ha avuto conseguenze sanitarie rilevanti in Europa, problema oggi superato grazie a diete più diversificate.

Nel corso della serata sono state letti degli stralci dal Manifesto della rete Slow Mays, Costantino Bonomi, in relazione alla perdita di biodiversità, ha ribadito come l’agricoltura industriale richieda uniformità genetica per rispondere alle esigenze di standardizzazione, aumentando però la vulnerabilità delle colture a parassiti, stress climatici ed epidemie. Ha sottolineato che le varietà moderne ad alta resa sono più esigenti in termini di acqua ed energia e garantiscono produzioni elevate solo in condizioni ottimali, mentre le varietà tradizionali, pur meno produttive, offrono maggiore resilienza, soprattutto nelle aree marginali. Ha infine ricordato che il miglioramento genetico moderno attinge costantemente alle varietà tradizionali come serbatoio di caratteri utili, senza tuttavia reintegrarle nei sistemi produttivi.

Nel corso dell’incontro è stato distribuito il volume I tanti volti di un chicco di mais, realizzato nel 2022 nell’ambito del progetto Biodiversità agricola e alimentare da tutelare nel Trentino occidentale – BIOTTO. All’interno del volume, Slow Food Trentino ha curato una selezione di ricette dei Cuochi dell’Alleanza di Trentino, Veneto e Lombardia, con l’obiettivo di mantenere viva la conoscenza degli usi gastronomici tradizionali e di proporre interpretazioni contemporanee delle varietà locali. Tra i contributi figurano anche il banosh, raccontato da Julia Pitenko, fiduciaria Slow Food di Kiev, e alcune ricette tratte dal ricettario storico del Barone Todeschi, a testimonianza del legame tra mais, cultura alimentare e storia dei territori.



 
 
 

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