In ricordo di Agitu

di Angelo Carrillo, Slow Food Alto Adige Südtirol


Articolo tratto da Slowzine n. 6- gennaio 2021

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Lo straordinario moto di dolore, affetto e ammirazione che Agitu Ideo Gudeta, scomparsa tragicamente il 29 dicembre a tre giorni dal suo 43esimo compleanno, ha suscitato non solo in Trentino Alto Adige, ma in tutta Italia, ha radici profonde.


Agi, come la chiamavano affettuosamente gli amici, avrebbe probabilmente avuto successo in qualunque parte del mondo e con qualsiasi tonalità della pelle. Ma aveva scelto il Trentino, portando in pochi anni idee e progetti concreti che, oltre ad essere straordinariamente belli, si sono rivelati imprese di grande successo che hanno arricchito profondamente il territorio in cui li ha realizzati, su tutti in Valle dei Mocheni. La combattiva donna etiope era dotata di un’intelligenza rara e di capacità imprenditoriali fuori dal comune. La fiorente attività della sua azienda “La Capra Felice” era sbocciata nel nulla e dal nulla, appena dieci anni fa. Renderle il dovuto merito per un successo troppo spesso derubricato a semplice esempio di “buona integrazione” è un obbligo prima ancora del bisogno di piangerla.


Ci eravamo incontrati appena un paio di settimane fa a Bolzano, presso la giardineria di Martina Schullian che l’ospitava con il suo chiosco ambulante tutti lunedì. Qui portava, oltre ai suoi eccellenti formaggi di capra, verdure, uova, carne e le apprezzatissime creme di bellezza. Anche in quell’occasione era tornata sull’amarezza per l’interpretazione “riduttivista” della sentenza che aveva escluso l’aggravante del razzismo dall’aggressione che aveva subito nei boschi di Frassilongo da parte di un uomo del paese, due anni fa. L’uomo era tornato libero pochi mesi fa e questo la preoccupava e la faceva arrabbiare. Non era persona da accettare facilmente quelle che considerava ingiustizie. Questo però non la rendeva meno solare, luminosa. Felice di trovarsi a Bolzano in attesa di vecchi e nuovi clienti. Stanca ma sempre positiva e ottimista. Piena di progetti. A Trento la sua gioia era la Bottega della Capra felice. Ci eravamo andati al termine di una gita alla sua azienda e ci aveva mostrato orgogliosa gli arredi e le idee per animare il nuovo spazio.


Parlava con ottimismo di quest’anno difficile che si stava concludendo. Delle difficoltà e dei pensieri che non la facevano dormire di notte. Aveva un’azienda da portare avanti. Progetti e mutui pagare. Gli stipendi dei dipendenti. Anche quello delle ragazze italianissime che lavoravano per lei. Gli impegni con le banche. Lei, figlia di una famiglia di pastori nomadi, che aveva accettato l’avventura della stabilità. Si era legata alla sua nuova terra. La Valle dei Mocheni in cui era approdata dopo molto peregrinare conquistando piano piano la fiducia dei suoi nuovi compaesani. Non tutti.


Qui allevava le sue capre, passate in pochi anni da 15 capi a quasi 200 della razza Pezzata Mochena in via di estinzione. Con il latte produceva formaggi a latte crudo. Buonissimi. Tanto da attirare rapidamente l’attenzione dei suoi vicini altoatesini incuriositi dalla sua vicenda personale, ma anche convinti dal suo lavoro. Veniva spesso in Alto Adige con il suo chiosco ambulante. Ma non solo. Alla Mostra di Bolzano del 2017 era stata una sorta di Guest Star con il suo affollatissimo laboratorio di formaggi e vini. A Bolzano era tornata poi per altri mercati e soprattutto per un Workshop all’università di Bolzano con studenti per raccogliere idee e progetti per la sua azienda. Inutile sottolineare il successo, Gli sguardi adoranti dei ragazzi. Era una trascinatrice.


Poi il Mercato della Terra di Bolzano di Slow Food. Un progetto al quale aveva subito creduto e sostenuto fattivamente, tanto da esserne nominata immediatamente portavoce. Era un vero e proprio pellegrinaggio. Dall’apertura alla chiusura decine di persone sfilavano di fronte al suo banco frigo. Si mettevano in coda e acquistavano i suoi prodotti. Tantissime donne. Quelle impegnate nella società. Le donne dell’associazione cattolica sudtirolesi che l’avevano quasi adottata. Italiane, tedesche. Professioniste e produttrici. Aveva subito legato con Agnes Laner. La produttrice di Graukäse della Valle Aurina, anche lei protagonista di una bellissima storia di riscatto e imprenditorialità femminile. Poi il lockdown. La pandemia. L’incertezza economica che lei aveva affrontato con la consueta determinazione cercando soluzioni e occasioni per venire a Bolzano a vendere i suoi prodotti. Indomabile. Chiamava, organizzava. Partiva. Furono numerosi i bolzanini che aderirono al suo campo estivo per ragazzi in valle dei Mocheni. O organizzavano serate o escursioni presso la sua azienda accodandosi al gregge di capre che saliva in alpeggio. Giornate indimenticabili. L’ultima telefonata appena prima di Natale. C’era da organizzare i produttori del Mercato della Terra per partecipare al Mercatino di Primavera dell’Azienda di Soggiorno di Bolzano. Il suo ultimo messaggio. E l’ultimo caloroso saluto prima del silenzio. Ad accompagnarla nell’ultimo viaggio sono arrivati un fratello e una sorella. Grazie alla generosità dei trentini e non solo, anche la sua azienda potrà continuare a lavorare. La giovane Beatrice Zott si occuperà delle capre. Il governo etiope, che pure Agi negli ultimi tempi criticava anche aspramente, ha indetto funerali di Stato. Noi la seguiremo col pensiero coltivando la speranza attraverso i suoi sogni.


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