Perché un Distretto Biologico Cambiare si può e ad oggi è oltremodo opportuno


di Fabio Giuliani *

Articolo tratto da Slowzine n. 8 - marzo 2021

Il numero 8 di Slowzine è consultabile online in formato pdf (alta definizione 27mb - bassa definizione)


Il Distretto biologico è definito dai suoi stessi ideatori (IN.N.E.R. International Network of Eco Regions ) come:

“Un’area geografica dove agricoltori, cittadini, operatori turistici, associazioni e pubbliche amministrazioni stringono un accordo per la gestione sostenibile delle risorse locali, partendo dal modello biologico di produzione e consumo(filiera corta, gruppi di acquisto, mense pubbliche bio ….)”.



Il distretto biologico è un modello di sviluppo in grado di coniugare le richieste di salubrità del territorio da parte dei cittadini con le esigenze delle aziende agricole che vi operano, trovando una soluzione che vada bene a tutti nel rispetto della storia di tutte le identità locali e degli antichi mestieri.

La forza della forma distrettuale sta quindi nel collegamento sinergico delle realtà produttive che la compongono

Essere un distretto non significa mettere sul mercato dei prodotti, ma un territorio capace di confrontarsi con le sfide globali, con un tessuto economico compatto e in grado di resistere alle crisi e alle avversità trovando di volta in volta all’interno di esso le soluzioni più confacenti.

Il distretto diviene quindi una struttura di riferimento che dialoga con la globalità con la forza di un territorio che la supporta.

Perché una legge che identifichi il soggetto Distretto Biologico e perché un referendum per chiederla?

Perché va colmata l’assenza di normativa in materia distrettuale, per dare a tutto il territorio pari opportunità e perché siamo in ritardo.

E’ perciò necessaria una legge che riconosca e disciplini l’istituzione del distretto biologico, che lo promuova, che indichi le modalità di adesione ecc. ma soprattutto che lo identifichi come soggetto al fine di poter essere finanziato dalla Provincia, dallo Stato e dalla Comunità Europea. Questo non obbliga nessuno a fare alcun ché ma offre una alternativa a chi ne vuole far parte per costruire insieme un nuovo modo di fare economia: solidale e rispettosa del territorio, ma soprattutto è una opportunità in più per tutti.

L’espressione della volontà popolare che vincoli al cambiamento la parte politica è garanzia indispensabile per una operazione che coinvolgerà per più di un decennio l’intera Provincia.

Inoltre la necessità della consultazione referendaria nasce dal fatto che la forma distrettuale per essere efficiente si deve basare sul consenso del territorio e dei cittadini che lo abitano, anch’essi attori indispensabili alla sua esistenza.


Il Quesito Referendario


“ Volete che al fine di tutelare la salute, l’ambiente e la biodiversità, la Provincia Autonoma di Trento disciplini l’istituzione su tutto il territorio agricolo provinciale di un distretto biologico, adottando iniziative legislative e provvedimenti amministrativi - nel rispetto delle competenze nazionali ed europee - finalizzati a promuovere la coltivazione, l’allevamento, la trasformazione, la preparazione alimentare e agroindustriale dei prodotti agricoli prevalentemente con i metodi biologici, ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo 228/2001, e compatibilmente con i distretti biologici esistenti?”


* Presidente del comitato referendario per l’istituzione di un Distretto Biologico Trentino

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