Comfort food e dipendenza da cibo

di Laura Endrighi, psicologa

Articolo tratto dal numero 9 di Slowzine

consultabile online in formato pdf


Un paio di anni fa ad una serata di degustazione di creme spalmabili al cioccolato, la mia vita cambiò, e quello che per anni era stato un cibo altamente desiderabile ed irresistibile, smise di esserlo.




Parlo ovviamente della più famosa crema spalmabile, non ammessa da mia mamma durante l’infanzia, ma presente a casa di tutti i miei compagni di scuola, insieme all’immancabile collezione di bicchieri. Durante quella serata degustai circa 10 creme, mangiata a confronto con le spalmabili artigianali, la famosa ed iconica non resse il confronto. Non ritrovavo il solito piacere nel mangiarla, ma solo una consistenza grassa e un aroma di zucchero candito. Da quel momento quel comfort food preferito non l’ho più acquistato e mangiato.



Cosa sono i comfort food e come li scegliamo?


Sono quei cibi a cui ricorriamo per combattere la tristezza o ricompensarci. Non sono necessariamente dolci ma alimenti, diversi per ognuno, che funzionano come una “terapia” e per qualche tempo ci fanno sentire bene e coccolati.


Di frequente la scelta ricade sul cibo “proibito”, quello che ci veniva vietato da bambini oppure che da adulti sappiamo essere non particolarmente salutare. Deve essere economico e facile da reperire, perché risponde all’urgenza del momento. Ha caratteristiche nutrizionali e sensoriali specifiche, ad esempio è molto dolce, molto salato, particolarmente cremoso o croccante.


Per alcune persone invece la coccola arriva dalle categorie di cibo usate come rinforzo o per consolare nell’infanzia. La caramella che dava la nonna quando si era tristi, per festeggiare un buon voto oppure il “se fai il bravo ti compro le patatine” della mamma.


Fino ad ora nella mia professione non ho trovato nessuno che come cibo speciale avesse rape rosse fermentate e broccoletti, ma non escludo esistano. Per lo più sento parlare di merendine, biscotti, cioccolata e patatine. Aggiungo che la peculiarità di alcune persone è quella di prediligere non solo una certa categoria di alimenti, ma addirittura una specifica marca, così quando la fame emotiva arriva appare nella loro testa il prodotto desiderato, quasi come fosse uno spot pubblicitario.


I comfort food sono un piacere occasionale per premiarsi o curare una ferita del cuore, oppure qualcosa a cui si ricorre quotidianamente, con conseguenze sulla salute e il benessere della persona. Utilizzare il cibo come forma di sollievo o per dirsi bravi alla fine di ogni giornata rischia di mettere in croce la salute, e, in alcuni casi, portare alla necessità di dover eliminare proprio le preparazioni preferite per stare meglio. Il rischio di un uso frequente di alcuni alimenti come terapeutici è legato anche alle caratteristiche e alla composizione dei prodotti industriali, che creano dipendenza.



Dipendenza da cibo, ecco come funziona.


Sempre più nella nostra alimentazione sono presenti prodotti altamente trasformati. Il cibo processato ha una serie di vantaggi innegabili. è economico, si mantiene per lungo tempo, è veloce da preparare. Ci sono però degli svantaggi, il buono, pulito e giusto spesso sono lontani mille miglia dalle preparazioni industriali. Sono prodotti ricchi di grassi, sale e zucchero ma con pochi altri nutrienti. Soddisfano sul momento ma poi rischiano di attivare il desiderio di mangiare altro cibo processato. Le persone che consumano questo genere di alimenti quotidianamente rischiano di sviluppare comportamenti simili alla dipendenza, un intenso desiderio con abbuffate, alternate alla voglia di non mangiarne più.


Gli alimenti processati derivano dalla trasformazione di prodotti naturali che vengono però privati dei componenti che ne rallentano l’assorbimento (ad esempio le fibre). I nutrienti vengono quindi assorbiti dal flusso sanguigno più velocemente, portando all’attivazione delle aree del cervello responsabili della sensazione di ricompensa, emozioni positive e motivazione. Esattamente come le altre sostanze che creano dipendenza (sigaretta, alcool, ecc.). La combinazione più potente è quella dei grassi e zuccheri raffinati, che guarda caso è proprio la base della famosa crema spalmabile di cui si parlava sopra.


Non tutti subiscono l’effetto degli alimenti altamente trasformati, non si resta incastrati in una dipendenza da cibo mangiando qualche biscotto. Diversi sono i fattori che determinano la dipendenza da cibo: disposizione genetica, lo stile alimentare della famiglia di appartenenza e il contesto socio-culturale.


E’ importante in ogni caso ricorrere al comfort food, soprattutto quando proveniente dall’industria alimentare, in modo occasionale, o meglio sostituirlo con una versione artigianale o casalinga e più salutare, con ingredienti di maggiore qualità e valore nutrizionale. Consiglio di provare ad assaggiare in modo consapevole e attento il vostro cibo di conforto, potreste accorgervi che quell’alimento in realtà non vi piace così tanto e che ci sono altri modi di soddisfare i vostri bisogni senza dover ricorrere necessariamente al cibo.


Laura Endrighi Psicologa

T. 3405507217

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