Incontro con Lea Haselrieder di Malga Contrin
Articolo pubblicato su Il T Quotidiano del 2 ottobre 2026

In queste sei tappe negli alpeggi del Trentino abbiamo cercato di capire quale possa essere il futuro di questi ecosistemi. Dialogando direttamente con le donne e gli uomini che gestiscono le malghe, abbiamo individuato alcune delle questioni più urgenti che ne mettono a rischio la sopravvivenza. La crisi climatica, con la siccità record della stagione appena conclusa, l’aumento dei costi e la difficoltà a trovare collaboratori. Ma anche la necessità di investimenti strutturali che difficilmente si conciliano con la redditività dell’attività e con le tempistiche degli affidamenti in gestione. Non da ultimo, è emerso che serve un intervento culturale capace di riconoscere il valore dei prodotti dell’alpeggio e di tradurlo in un maggiore riconoscimento economico.
Il caso di Malga Contrin apre un ulteriore fronte. È quello dell’incertezza giuridica, del possibile conflitto tra procedure di affidamento e necessità di scegliere gestori coerenti con la funzione agro-pastorale. Un tema legato anche alla pressione di utilizzi alternativi e più remunerativi rispetto all’alpeggio, dalla speculazione immobiliare a progetti rivolti prevalentemente allo sfruttamento turistico della montagna. La vicenda si è conclusa positivamente, ma solo al terzo grado di giudizio. La proprietà, l’ASUC di Pozza di Fassa, aveva affidato la gestione alla famiglia Haselrieder, in continuità con un lavoro portato avanti per ventisei anni. La modalità di affidamento è stata però oggetto di un procedimento davanti alla Corte dei conti per la mancata indizione di un bando, in violazione delle procedure concorsuali previste dall’ordinamento per gli enti pubblici. La difesa dell’ASUC ha costruito la propria argomentazione richiamando la natura e la funzione dei Domini Collettivi e cioè la loro connessione con quanto stabilito dall’articolo 9 della Costituzione: la tutela del paesaggio e dell’ambiente. Si è sottolineato il valore ambientale, paesaggistico e di tutela della biodiversità della malga, sostenendo che la continuità dell’attività zootecnica sui pascoli è necessaria per evitare il degrado degli ecosistemi d’alta quota e la conseguente perdita di biodiversità. L’interruzione della cura che la gestione di una malga porta all’alpeggio, avrebbe creato un danno non risarcibile a posteriori, violando un interesse di tutta la comunità. Per questo la proprietà aveva preferito al bando aperto una trattativa diretta con confronto concorrenziale, invitando le aziende agricole della frazione di Pozza e l’azienda di Konrad Haselrieder, che aveva gestito ininterrottamente la malga dal 1991 al 2017 e che ne è risultata poi assegnataria. La vicenda giudiziaria ha evidenziato anche un secondo elemento, relativo alla natura stessa delle ASUC. Nel marzo 2026 la Cassazione ha cassato la condanna pronunciata in appello, escludendo la giurisdizione della Corte dei conti. Il punto non era quindi stabilire nel merito la correttezza della specifica procedura di affidamento, ma riconoscere che le ASUC sono enti di diritto privato, espressione dei proprietari collettivi, dotati di un’autonomia gestionale distinta da quella della pubblica amministrazione, secondo quanto previsto dalla legge 168/2017.

Oggi la malga continua a esser gestita dalla famiglia Haselrieder, originaria di Fiè allo Sciliar. Konrad ha iniziato a fare il pastore più di trent’anni fa proprio in Val di Fassa. A Malga Monzoni ha imparato dai vecchi casari a lavorare il latte di malga preservando profumi e aromi conferiti dai pascoli di alta montagna. Ormai anziano ha lasciato spazio ai giovani nipoti Lea e Thomas, che fin da bambini hanno sempre affiancato il nonno e la nonna Hilde, per anni alla guida della cucina della malga. Tra ricette tirolesi e trentine, Lea lavora materie prime prodotte in malga o provenienti dal maso di famiglia in Alto Adige. Thomas segue invece la parte agricola, occupandosi degli animali e della caseificazione. Circa centocinquanta capi salgono all’alpeggio tra la fine di maggio e settembre, una ventina dei quali in lattazione Malga Contrin si trova a 2.027 metri di quota e si raggiunge soltanto a piedi, dopo una camminata di quasi due ore. Da qui partono sentieri ed escursioni nel cuore delle Dolomiti, tra Marmolada, Col Ombretta e Gran Vernel, che chiudono la Val Coltrin facendo da sfondo alla malga.
Malga Contrin è un esempio di passaggio generazionale riuscito e di una gestione che apre nuove prospettive. Ci ricorda però quanto il tema della governance sia centrale nel definire il futuro delle nostre montagne. I Domini Collettivi hanno dimostrato di essere un presidio in grado di garantire che le decisioni siano prese nell’interesse della comunità, evitando che prevalgano le logiche particolari. Un rischio tanto più forte nelle valli ad altissima pressione di economie legate al turismo. L’obiettivo dei Domini Collettivi è quello di tutelare le risorse e gli ecosistemi, con lo sguardo rivolto alle prossime generazioni e alla responsabilità di lasciare loro un territorio in equilibrio, nel quale possano costruire nuovi progetti di vita. Per malghe e alpeggi, il legame con i Domini Collettivi può significare poter contare su forme di proprietà capaci di preservarne nel tempo la funzione agro-pastorale.




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