Incontro con Luca Alessandri di Malga Bordolona
Articolo pubblicato su Il T Quotidiano del 23 settembre 2026

Il paesaggio delle Maddalene, alle spalle di Malga Bordolona Bassa, sembra un trattato di botanica alpina scritto direttamente sulla montagna. Larici, pini mughi e ontani segnano i margini del bosco che lentamente si richiude dove il pascolo si fa più rado. Ginpero alpino, sfagni, mirtilli rossi e soprattutto rododendro invadono i pascoli non più caricati come un tempo. Sono brughiere che, a fine giugno, con la fioritura del rododendro diventano un territorio prezioso per le api e per gli apicoltori che salgono fin quassù. Ne nasce un miele delicatissimo, che qualcuno ha suggestivamente descritto come un miele che «sa di neve». Poi il paesaggio torna ad aprirsi nei pascoli, spesso nardeti, quei pascoli magri alpini dominati dal nardo e mantenuti nel tempo dall’attività dell’uomo e degli animali. Qui tutto cambia rapidamente, nei colori e nella vegetazione: durante una sola stagione d’alpeggio, giorno dopo giorno, lo sguardo incontra scenari sempre diversi. A fine settembre, ad esempio, gli alti fusti dell’epilobio sono ormai rossastri e punteggiati dal bianco argenteo dei semi piumosi.
«Sono cresciuto nelle Maddalene», racconta Luca Alessandri, che con la famiglia gestisce Malga Bordolona da tredici stagioni. «I miei avi avevano una baita sotto il Monte Pin, un ricovero che utilizzavano quando tornavano dalla fienagione. Qui c’è la tradizione della mia famiglia». La sua vita in malga comincia poco più che ventenne, in Val di Sole, con tre estati alla Malga di Dimaro per imparare il mestiere. Poi arriva la gestione di Malga Tuena, sopra il lago di Tovel, dove all’alpeggio si affiancano l’agriturismo e la cucina, accogliendo gli escursionisti lungo il Brenta Trek. È qui che Luca conosce Katia Valentini, che diventerà sua moglie, madre dei loro tre figli e compagna nell’avventura di Malga Bordolona. All’inizio la gestione viene rinnovata di anno in anno dal Comune di Cis, proprietario della struttura, situata nel territorio comunale di Bresimo. In seguito la famiglia Alessandri ha investito nel recupero della malga alta, a oltre duemila metri, ottenendo una durata della concessione adeguata agli investimenti sostenuti e che ha dato una prospettiva più lunga all’attività. Per Luca le Maddalene hanno caratteristiche particolarmente favorevoli all’alpeggio: l’acqua è abbondante, tra sorgenti e torrenti, e la catena conserva ancora un carattere per molti versi selvaggio. Alla malga alta vengono accolti gli escursionisti che percorrono i sentieri verso la Val d’Ultimo e la Val di Rabbi. Qui salgono manze, vacche in asciutta e vitelli, mentre gli animali in lattazione rimangono a Malga Bordolona Bassa, dove si trovano caseificio, stalla, spaccio e agriturismo. Il progetto della famiglia si completa a Tuenno, paese d’origine degli Alessandri, con El Malget. Amalga è il nome che unisce queste tre realtà e racconta una concezione contemporanea dell’agricoltura di montagna: attenta ai saperi maturati nel tempo e agli equilibri nell’uso delle risorse, ma capace di costruire la propria sostenibilità economica attraverso allevamento, trasformazione, ristorazione, ospitalità e fattoria didattica.

La lavorazione del latte a Malga Bordolona Bassa avviene a latte crudo, una scelta che richiede grande attenzione alla salute degli animali, all’igiene degli ambienti e a ogni fase della trasformazione. «Per garantire la massima sicurezza, negli ultimi anni facciamo analizzare ogni cagliata. È una scelta onerosa, sia in termini economici sia per il tempo che richiede. Facciamo ulteriori analisi sul burro e sull’acqua e affianchiamo ai controlli per la ricerca dello STEC quelli per altri batteri. D’altra parte non riesco a immaginare il formaggio di malga prodotto diversamente che a latte crudo. Nel formaggio si sente la ricchezza dei fiori e delle erbe di cui si sono nutrite le vacche. Cambiare significherebbe anche dover intervenire in maniera importante sulla struttura stessa del caseificio e della malga». Sul futuro di queste lavorazioni è sempre più importante individuare con chiarezza la direzione che tutto il territorio vuole prendere. Anche il rapporto costruito negli anni con il mondo della ristorazione aiuta a guardare oltre i confini della valle. «Siamo amici di Riccardo Paglia, cuoco romano che in estate ci raggiunge e lavora con noi. Non è soltanto una collaborazione professionale: ci permette di entrare in relazione con una ristorazione di altissimo livello, di far conoscere fuori dal territorio il valore delle nostre produzioni e, allo stesso tempo, di capire meglio cosa sta accadendo in altre parti d’Italia e d’Europa sul tema delle lavorazioni a latte crudo. Siamo convinti che sia una strada che possiamo continuare a percorrere, con la massima attenzione e tutte le garanzie necessarie».
«Mi sono laureato in filosofia. Grazie a questi studi, che ho portato avanti parallelamente al lavoro in malga, ho trovato le parole per spiegare anche a me stesso le emozioni che provo in questi luoghi. Fin da giovane cercavo di immergermi nella natura. Poi ho avuto la possibilità di lavorare in malga e di fare qualcosa con le mie mani. La montagna e la natura sono una parte essenziale di me: non riuscirei a immaginarmi senza i novanta giorni dell’alpeggio». Il momento più difficile, infatti, è il ritorno a valle. Perché dietro quei tre mesi in quota ce ne sono molti altri trascorsi in stalla, con un lavoro quotidiano pesante e costi che continuano a crescere. Anche la salita in malga comporta sacrifici: la produzione di latte diminuisce e le variabili da affrontare aumentano, ma è più facile trovarvi un senso. I figli di Luca e Katia hanno quindici, nove e sei anni. Quando salgono a Bordolona partecipano sempre con entusiasmo. «Vedo che apprezzano la vita di malga e sarei felice se un giorno volessero continuare questa esperienza. Quello che faccio più fatica ad augurare loro è la vita di stalla per tutto il resto dell’anno». È qui, secondo Luca, che si gioca una parte del futuro dell’allevamento di montagna: riuscire a costruire un’attività capace di offrire una gratificazione personale e una stabilità economica tali da rendere sostenibili anche i mesi di lavoro a valle che precedono e seguono l’alpeggio.




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