Giornata mondiale dei legumi 2026
- SlowFoodAltoAdigeSüdtirol
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Grazie a il T quotidiano ogni due settimane, Slow Food Trentino cura a partire dal 14 febbraio 2025 una rubrica sulla pagina Terra Madre. Questo articolo è stato pubblicato venerdì 6 febbraio 2026.
Con l’auspicio di favorire il riconoscimento del ruolo dei legumi nei sistemi agricoli e nutrizionali, l’Assemblea generale dell’ONU ha istituto, nel 2019, la Giornata mondiale dei legumi. Un appuntamento che ricorre il 10 febbraio di ogni anno e rientra nelle strategie legate agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. È promosso dalla FAO, che di volta in volta individua un tema, andando a definire negli anni un articolato mosaico di elementi che rendono i legumi un cibo particolarmente moderno, un alleato importante nelle sfide climatiche e sociali dei prossimi anni.
Al centro delle passate edizioni sono stati affrontati i temi della transizione proteica e il ruolo di fagioli, lenticchie, ceci e cicerchie per una dieta sana ed equilibrata. In seguito, l’attenzione si è spostata sulle prospettive future dei legumi come strumento per responsabilizzare le giovani generazioni nella costruzione di sistemi agroalimentari sostenibili, fino ad arrivare, negli ultimi anni, alla loro valenza ecosistemica, con particolare riferimento alla capacità di nutrire il suolo e contribuire alla diversità dei sistemi alimentari.
Nel 2026 la chiave di lettura è invece culturale: “Legumi del mondo: da cibo umile a eccellenza”. Per secoli etichettati come “la carne dei poveri”, i legumi portano ancora addosso uno stigma che ne oscura il valore. Oggi il riconoscimento del loro ruolo chiave per la sostenibilità delle filiere, la sicurezza e la sovranità alimentare passa anche dal superamento di questo pregiudizio. Un pregiudizio che, soprattutto negli ultimi decenni, si è intrecciato a un impoverimento del gusto, legato a un consumo quasi esclusivo – in particolare in alcune regioni d’Italia, compresa la nostra – di prodotti industriali conservati o surgelati e della perdita dell’abitudine di nutrirsi di legumi a partire dalla materia prima secca. Allo stesso tempo, le mode innescate dalle proprietà nutrizionali dei legumi, stanno generando un mercato crescente di alimenti industriali a base di legumi, che si trasformano in burger, paste o snack ultra-processati, perdendo ogni riferimento con la loro forma originale.
Il messaggio della Giornata mondiale dei legumi 2026 invita invece a riscoprirli nella loro dimensione agricola e contadina, legata alle comunità e ai paesaggi che hanno tramandato le varietà locali e ne hanno determinato l’evoluzione e gli usi gastronomici. Il panorama dei Presìdi Slow Food disegna, in questo senso, una mappa del nostro Paese ricca di biodiversità custodita con attenzione. Dalle vallate alpine alla Sicilia, ogni legume racchiude una storia di cura che ha visto attivarsi, per salvare varietà locali, gruppi di contadini, istituti di ricerca, giovani consapevoli della necessità di salvaguardare giacimenti di saperi materiali e immateriali.
Slow Food Trentino, in collaborazione con la rete tematica di Slow Beans, attua da anni una serie di azioni concrete per il riscatto del mondo dei legumi. Attività che prevedono il racconto delle storie dei Presìdi e delle loro comunità di produzione, ma anche l’invito ad ascoltare con attenzione i propri sensi nell’atto della degustazione. Martedì 10 febbraio, nella serata “Sommelier dei legumi” organizzata a Maso Martis, Slow Food inviterà all’assaggio di una decina di differenti legumi Presidio Slow Food, degustati con attenzione alla sensorialità visiva, tattile e gustativa. L’assaggio sarà condotto da Laura Endrighi, psicologa dell’alimentazione che da anni si occupa del mondo dei legumi, affiancata dall’attivista di Slow Food, Sara Marcolla, che introdurrà le storie dei singoli legumi, facendo emergere anche le pratiche agricole rispettose delle risorse, senza ricorso alla chimica di sintesi e secondo i principi dell’agroecologia, grazie alle quali questi legumi giungono sulle nostre tavole o nelle cucine dei ristoranti.
La valorizzazione dei legumi deve passare infatti anche dal ruolo dei cuochi, che numerosi stanno aderendo a una campagna lanciata da Slow Food Italia per aumentare la conoscenza del mondo dei legumi, proponendo in queste settimane preparazioni con protagoniste le varietà locali.
Secondo i dati diffusi lo scorso anno dalla Fondazione Veronesi, nel mondo si consumano in media 7,77 kg di legumi annui pro capite. Una media che scaturisce da un divario molto ampio che va dagli 11,46 kg dell’Africa ai 2,97 kg dell’Europa, con un dato italiano che si assesta a 3,28 kg. Meno della metà della popolazione italiana segue le raccomandazioni delle Linee guida per una sana alimentazione, che raccomandano 2-3 porzioni a settimana. Ciò nonostante i numerosi vantaggi legati ai legumi individuati dalla FAO: naturalmente poveri di grassi, non contengono colesterolo e hanno un basso indice glicemico, sono poveri di sodio e ottima fonte di proteine vegetali, qualità che può essere migliorata ulteriormente se i legumi sono combinati con cereali. Sono fonte di ferro, ricchi di potassio e di fibre, e di folati, una vitamina del gruppo B essenziale per il funzionamento del sistema nervoso.
A insidiare il mondo dei legumi, non vi è solo la necessità di costruire una immagine che li possa rendere attrattivi. «Le varietà locali di legumi – afferma Marco Del Pistoia, referente della rete Slow Beans - sono sempre più a rischio principalmente per due fattori. Il primo è legato agli animali selvatici, che, in particolare nelle zone collinari e montane al confine con i boschi, stanno mettendo a dura prova i coltivatori. Il secondo è la crisi climatica: ormai le alte temperature estive impediscono l’allegagione, cioè la fase di trasformazione del fiore in frutto. Gli ecotipi locali si adattano, ma il cambiamento climatico va più veloce e in alcuni casi, nonostante un lavoro importante di recupero del seme, stanno riemergendo criticità per cui si riesce a malapena a garantire la riproduzione».
In Trentino l’Associazione La Pimpinella si occupa da anni di scambi di semi e di biodiversità, il volontario Gianfranco Furlani segue in particolare il lavoro sui legumi: «Il 70-80% delle sementi che custodiamo sono di vecchie varietà, recuperate nelle famiglie delle diverse valli del Trentino. Operiamo con altre associazioni che hanno il medesimo scopo, cercando di salvare più varietà per poi distribuirle nell'areale di origine; l'ideale sarebbe ci fosse un’associazione in ogni valle sia del Trentino che dell'Alto Adige per lavorare poi in rete. Così facendo non solo si può contribuire al ripristino della biodiversità ma, grazie ai legumi, andiamo a recuperare il territorio, spesso incolto, incentivando la loro coltivazione negli orti. È un’azione che svolgiamo senza alcuno scopo di lucro, perché siamo convinti che i semi siano un diritto, come l’aria e come l’acqua, e che il loro libero scambio sia fondamentale. Per lo stesso motivo organizziamo corsi annuali per assistere concretamente chi si accinge a coltivare i legumi».






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