Diario da Calascio | giorno 2
- SlowFoodAltoAdigeSüdtirol
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Diario da Calascio
Giorno 2 – Lunedì 8 giugno 2026
Articolo pubblicato su "Il T Quotidiano" dell'11 giugno

Il secondo giorno della Scuola di Pastorizia ha portato i partecipanti dalla Rocca di Calascio a Santo Stefano di Sessanio, lungo un cammino percorso interamente a piedi. Una giornata disconnessi, lontani per qualche ora dai telefonini, per concentrarsi sui sentieri e prendere consapevolezza del loro ruolo storico.
Ogni sentiero di montagna, anche il meno battuto, custodisce infatti una storia e una ragion d’essere. Alcuni tracciati possono apparire ormai morti, ma un tempo costituivano vie maestre per viandanti, pellegrini e pastori transumanti: corridoi che per secoli hanno orientato gli spostamenti attraverso le terre alte. A questa lettura culturale se ne affianca una più legata all’osservazione della natura. Molti sentieri ripercorrono le vie utilizzate dagli animali selvatici, spesso capaci di individuare i passaggi più brevi e agevoli. Seguire le loro tracce può ancora oggi suggerire nuovi percorsi.
Arrivati a Santo Stefano di Sessanio, paese noto anche per la coltivazione della lenticchia Presidio Slow Food, i partecipanti sono stati coinvolti nel laboratorio “Noi siamo colore”. L’attività invitava ciascuno a raccontare la propria rappresentazione di sé, lasciando agli altri il compito di restituire attraverso un disegno le suggestioni percepite. Un esercizio utile a introdurre il ruolo fondamentale della narrazione nella percezione e nella costruzione dell’identità dei luoghi, sia agli occhi delle comunità residenti sia a quelli dei visitatori. È uno dei principi alla base di Slow Food Travel, strettamente legato alle espressioni e alle memorie delle comunità. Slow Food Travel nasce dall’impegno di Slow Food sulle filiere alimentari di qualità e coinvolge tutte le figure che le tengono vive con il proprio lavoro quotidiano: chi si dedica all’agricoltura e all’allevamento, ma anche chi opera nell’ospitalità e nell’accoglienza. L’obiettivo è costruire relazioni tra aziende di piccola scala, enti locali, residenti e visitatori. I progetti Slow Food Travelche stanno nascendo in Italia e all’estero condividono un presupposto: la volontà delle comunità locali di avviare processi di sviluppo fondati sulla solidità dei legami, sulla capacità di alimentarli nel tempo e sulla scelta di renderli centrali nella proposta rivolta a chi arriva da fuori. È un modello che può trovare spazio in contesti molto diversi. Può contribuire a rendere attrattive aree nelle quali il turismo rappresenta un’importante integrazione alle attività agricole, pur in assenza di mete celebri o facilmente riconoscibili sui social. Luoghi capaci però di offrire esperienze, incontri e conoscenze. Allo stesso tempo, Slow Food Travel può rappresentare una risposta per le zone interessate dall’eccessiva pressione turistica o da una frequentazione “mordi e fuggi”. La sua azione aggregativa consente agli attori che credono in un diverso modello di ospitalità di fare rete e proporre un altro paradigma. Questa possibilità assume un valore particolare nelle aree in cui l’intensità dei flussi si accompagna al ricambio generazionale degli operatori e, di conseguenza, alla necessità di condividere una visione del turismo futuro. Quante valli del Trentino, per l’uno o per l’altro motivo, potrebbero accogliere un progetto Slow Food Travel? La giornata tra Calascio e Santo Stefano di Sessanio ha permesso di sperimentare concretamente quali siano le esperienze attorno alle quali costruire il racconto di una destinazione. Francesca, narratrice di territorio, ha riportato alla memoria le vicende dei pastori locali: figure spesso considerate ai margini della società, ma in realtà dotate di una cultura profonda, custodi di canti popolari, capaci di recitare in ottava rima e conoscitori dei classici. Un racconto fatto di poesia e musica. La giornata si è conclusa con un ulteriore esempio di attività Slow Food Travel. Un laboratorio dedicato alla pasta è diventato occasione di relazione di scambio, in cui la cultura del luogo si è messa in dialogo con quella dei visitatori. Preparando insieme la pasta fresca, si è partiti dagli spaghetti alla chitarra abruzzesi, con la loro sezione quadrata e la superficie porosa, per poi scoprire formati provenienti dalle regioni italiane di provenienza dei partecipanti. Un momento conviviale e giocoso, capace però di riconnettere i partecipanti al territorio e alle persone.




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