Diario da Calascio | giorno 4
- SlowFoodAltoAdigeSüdtirol
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Diario da Calascio
Giorno 4 – Mercoledì 10 giugno 2026
Articolo pubblicato su "Il T Quotidiano" dell'16 giugno

Non solo visite sul campo e camminate alla Scuola di perfezionamento per la pastorizia estensiva di Calascio, ma anche momenti teorici di confronto e di incontro con gli esperti. La terza giornata è stata dedicata alla progettazione delle attività di Slow Food Travel. Una visione di turismo che interpreta la vocazione più moderna del viaggio, una tendenza crescente che individua dei flussi capaci di portare valore ai territori visitati. Un turista che cerca esperienze su misura, vissute per interagire con chi vive i luoghi tutto l’anno. Comunità che, a loro volta, devono esser pronte ad accogliere chi vuole scoprirle e incontrarle in modo rispettoso, curioso e lento. È necessario ideare modalità per rendere questo visitatore non un semplice osservatore, ma un attore messo nelle condizioni di interagire e entrare nel vivo della comunità locale. Queste riflessioni si inseriscono in un più ampio contesto di ripensamento di una serie di mode che negli ultimi anni hanno accompagnato il lento aumento dell’enoturismo nel nostro paese e non solo. Le visite in cantina, ad esempio, nate sul modello delle masterclass per professionisti e con didascalici tour nelle aree produttive, si stanno trasformando in un incontro con il vignaiolo, approfondendo la sua visione di territorio e dei metodi di allevamento, visitando la campagna e le vigne, avvicinandosi al vino in modo più libero, meno tecnico, svincolati dalla mera dimensione organolettica. Lo stesso approccio può essere applicato alle Terre Alte. La sfida non è trasformare le attività agro-silvo-pastorali in una rappresentazione folkloristica del passato, ma riconoscerne il valore contemporaneo. Pastorizia, allevamento e gestione del paesaggio non appartengono a un mondo scomparso: continuano a svolgere un ruolo fondamentale nella costruzione degli equilibri ambientali, sociali ed economici delle montagne. Sono modalità di turismo che non solo intercettando un segmento del mercato, ma che hanno un portato etico e culturale molto rilevante. Slow Food Travel unisce quindi la componente di leisure e di sospensione del tempo lavorativo, con una forte valenza culturale ed educativa, creando delle occasioni che possono esistere solo se organizzate e mediate con gli operatori del territorio. Tra gli esempi riusciti di Slow Food Travel si è parlato della realtà della Costa di Amalfi, dove il progetto riesce a distillare il territorio nel caos del turismo di massa. Un paesaggio unico al mondo che richiama milioni di turisti, plasmato dagli insediamenti di contadini e pescatori, che hanno creato muretti a secco, luoghi di produzione agricola e villaggi in riva al mare. Le esperienze di Slow Food Travel in Costa di Amalfi hanno l’obiettivo di instaurare un profondo dialogo tra la ruralità fatta di produzioni agricole familiari, allevamento e piccola pesca con l’ospitalità e la ricettività locale dei 13 borghi della costa. In questa forma di turismo la costa può infatti rafforzare la connessione tra le tradizioni gastronomiche, la ristorazione e il turismo; mentre l’esperienza di viaggio lento possono valorizzare la dimensione di un’offerta turistica in simbiosi con la comunità che ancora vive i territori. Lo scrittore Luigi Nacci ha salutato i partecipanti alla scuola, descrivendola suggestivamente come un “luogo di crisi”. Tutti i partecipanti infatti sono persone che stanno ripensando il proprio futuro, studenti in procinto di avviarsi al mondo del lavoro, giovani ragazzi e ragazze in un momento di passaggio, piccoli operatori che vogliono cambiare l’offerta della propria realtà.




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