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Diario da Calascio | giorno 6



La relazione diretta con i produttori è stata al centro dell’ultimo giorno della Scuola di Pastorizia di Calascio. A Castel del Monte i partecipanti hanno approfondito la storia dell’Azienda Agricola Pelini, allevamento di suino nero d’Abruzzo e di asini in località Natrella, a quasi 1.400 metri di quota tra il Monte Bolza e Campo Imperatore. Marinella Del Rovere e il marito Alessandro Pelini sono partiti da zero nel 2001, scegliendo di dedicarsi a una razza autoctona che nel corso dei decenni era stata progressivamente sostituita dal suino bianco. L’adattamento alle condizioni climatiche dell’Appennino ha però reso questi animali particolarmente resistenti al freddo e alla neve, tanto da poter vivere all’aperto durante tutto l’anno, adottando le necessarie precauzioni per evitare contatti con i cinghiali selvatici.


L’allevamento degli asini è invece finalizzato alla valorizzazione del loro poco ma prezioso latte, utilizzato per la produzione di cosmetici naturali. La necessità di garantire la sostenibilità economica dell’azienda ha portato Marinella e Alessandro a diversificare ulteriormente l’attività, coltivando lavanda e rosmarino a quote più basse e utilizzandoli come ingredienti per la propria linea cosmetica. Nel centro di Castel del Monte hanno inoltre aperto una bottega, mentre l’azienda è oggi meta di visite ed esperienze rivolte ai turisti. Tra queste figurano anche laboratori di caseificazione realizzati insieme all’azienda del cugino, produttore del Canestrato di Castel del Monte, Presidio Slow Food e simbolo della lunga tradizione pastorale del territorio.

Proprio la storia della pastorizia è al centro del Museo diffuso di Castel del Monte, nato dal recupero di antichi locali disseminati tra i vicoli medievali del borgo. Gli ambienti ricostruiscono la vita quotidiana di una comunità che per secoli ha vissuto attorno alle pecore e alla transumanza. Una storia che ha coinvolto fino a sei milioni di capi e che ha lasciato tracce profonde anche nell’architettura del paese. La chiesa di San Rocco, ad esempio, presenta ampie finestre che consentivano ai pastori di seguire le celebrazioni senza perdere di vista i greggi lasciati all’esterno. Un proverbio locale racconta che, se si potessero strizzare le pietre di Castel del Monte, se ne sentirebbe uscire un belato, tanto la vita economica e sociale del borgo era legata alle pecore.


L’incontro con la pastora Rosetta ha permesso di conoscere l’Associazione Pecunia per la valorizzazione della lana nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Attraverso questa rete anche gli allevatori con piccoli greggi riescono a conferire insieme la propria lana a un centro specializzato di Biella, che la restituisce poi sotto forma di filato ai singoli produttori. Un esempio concreto di cooperazione per mantenere viva una filiera oggi fragile. Proprio in questi mesi il Comune di Calascio sta inoltre investendo nell’acquisto di un impianto per il lavaggio della lana che potrebbe garantire maggiore autonomia alle realtà locali e contribuire a rafforzare ulteriormente la filiera.


A conclusione della Scuola di Pastorizia estensiva, ogni partecipante ha presentato una proposta di azione pensata per il proprio territorio. Dall’allevamento del Pony di Esperia ai progetti dedicati alle malghe trentine, passando per itinerari cicloturistici in Veneto, produzioni locali e comunità rurali, le idee emerse hanno mostrato come lo Slow Food Travel possa rappresentare uno strumento capace di generare valore per i territori.

L’esperienza di Calascio ha evidenziato come il turismo possa diventare un alleato dell’agricoltura e dell’allevamento quando nasce dalle comunità locali e dalle loro attività quotidiane. Una modalità che contribuisce a rafforzare la sostenibilità economica delle aziende agricole, favorisce la diversificazione delle fonti di reddito e crea nuove relazioni tra produttori, visitatori e territori. Una prospettiva particolarmente interessante anche per le valli trentine, dove la tutela della biodiversità, la gestione dei paesaggi agro-silvo-pastorali e il sostegno all’agricoltura estensiva si intrecciano con la necessità di ripensare i flussi turistici affinché possano convivere in equilibrio con le esigenze delle comunità residenti e degli ecosistemi montani.

 

 
 
 

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