Costruire una food policy per la Vallagarina
- SlowFoodAltoAdigeSüdtirol
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Articolo pubblicato su Il T Quotidiano di sabato 1 agosto 2026.

Slow Food Trentino ha avviato una collaborazione con Living Lab, il percorso promosso da Trentino Social Tank nell'ambito del progetto europeo Station4Transformation, che ha l'obiettivo di contribuire alla costruzione delle basi di una futura politica del cibo per la Vallagarina.
Slow Food ha messo a disposizione l'esperienza maturata negli ultimi anni in processi partecipativi e sul tema delle food policy. Un'esperienza maturata grazie al lavoro di Slow Food Italia e delle sue articolazioni territoriali, con numerose città italiane impegnate a riconoscere il cibo come soggetto trasversale a molti ambiti e servizi della macchina amministrativa, e, al contempo, quale leva capace di orientare politiche pubbliche che riguardano ambiente, salute, economia locale, pianificazione urbana, inclusione sociale ed educazione.
I tavoli di discussione pubblica hanno preso avvio martedì 21 luglio all'Urban Center di Rovereto, con un primo confronto dedicato ad "Agricoltura, biodiversità e transizione ecologica" e "Partecipazione, governance e advocacy".
Il programma proseguirà in autunno con altri due incontri. I temi saranno la giustizia alimentare, che porterà ad affrontare argomenti quali il diritto di tutti ad accedere a un cibo buono, pulito e giusto, le nuove fragilità, la tensione tra modalità di aiuto e dignità delle persone. Un altro tavolo si occuperà di spreco e perdite alimentari. Infine spazio all’educazione, alla formazione e alla trasmissione dei saperi.
Nel confronto dedicato al settore primario si è riflettuto sul rapporto tra città, territori agricoli e aree montane, prendendo in esame le trasformazioni del paesaggio, le monoculture, gli effetti della crisi climatica, l'accesso alla terra, i mercati locali e i canali di distribuzione.
Il secondo gruppo di lavoro ha invece approfondito il ruolo delle amministrazioni pubbliche, le responsabilità ai diversi livelli istituzionali, gli strumenti permanenti di partecipazione e confronto e le modalità attraverso cui cittadini, associazioni e comunità possono contribuire alla costruzione delle politiche locali del cibo.
Ne sono emersi alcuni elementi preliminari a qualsiasi riflessione sulle food policy.
Anzitutto l'urgenza di una mappatura delle realtà che, a diverso titolo, si occupano di cibo sul territorio. Una ricognizione che non può limitarsi a censire progetti ed esperienze, ma che deve contribuire a costruire la consapevolezza che le politiche del cibo non coincidono con la semplice somma di iniziative.
Per esistere e affermarsi hanno bisogno, da una parte, di una chiara volontà politica e dell'individuazione di referenti amministrativi e politici che abbiano la piena consapevolezza dell’attualità del tema. Dall'altra è altrettanto necessario creare un humus culturale condiviso tra cittadini, amministratori, funzionari e uffici, per riconoscere che il cibo attraversa trasversalmente competenze molto diverse, tra le quali: scuola, ambiente, salute, patrimonio pubblico, attività economiche, politiche sociali, pianificazione urbana. La diffusione di una sensibilità comune che consideri il ruolo trasversale del cibo è la condizione necessaria per iniziare a parlare di food policy. Le politiche del cibo non possono esistere senza un coordinamento e un riferimento chiaro, e, al contempo, senza creare una continua contaminazione tra i diversi ambiti amministrativi. La spinta affinché ciò avvenga deve arrivare dai cittadini, dal mondo delle associazioni e dell’impegno civico. Un passaggio non facile, che richiede un cambio di paradigma. Una strategia costruita prevalentemente attorno ai progetti produce bandi, contributi e iniziative, strumenti che rappresentano una risorsa fondamentale per la vivacità del mondo associativo. Tuttavia, in assenza di una visione complessiva, il rischio è quello di alimentare una successione di esperienze interessanti ma poco connesse tra loro e prive di una reale capacità di incidere sulle politiche pubbliche. In questo contesto si esprime la necessità di considerare i progetti non come un punto di arrivo, ma come occasioni di sperimentazione dalle quali ricavare conoscenze, relazioni e indicazioni utili per orientare le decisioni future. Ogni iniziativa deve contribuire ad alimentare una strategia condivisa, attraverso obiettivi chiari, momenti di valutazione e la capacità di consolidare nel tempo le pratiche che dimostrano di funzionare.
La costruzione di questo humus culturale richiede formazione, continuità e un investimento politico riconoscibile. Non può dipendere soltanto dalla sensibilità di un singolo amministratore o dalla disponibilità personale di alcuni funzionari. Richiede inoltre confronto con altre realtà ed esperienze, anche fuori dal Trentino.
È inoltre importante riflettere sulla scala territoriale di riferimento delle politiche del cibo. Queste si stanno sviluppando quasi sempre attorno alla dimensione cittadina. Soprattutto in Trentino, tuttavia, il livello provinciale non può essere escluso né sostituito. La Provincia dispone infatti di importanti leve legislative, amministrative ed economiche e definisce criteri che condizionano i settori chiave. Alcune trasformazioni richiedono necessariamente un indirizzo provinciale, perché nessun comune potrebbe affrontarle autonomamente. Allo stesso tempo, il richiamo alle competenze provinciali non deve diventare un alibi per l’inazione locale. Esistono temi, servizi e attività sui quali possono intervenire soltanto i comuni o aggregazioni di comuni, grazie alla conoscenza diretta dei territori, alla gestione di spazi e servizi e alla vicinanza con le comunità. La politica del cibo deve quindi essere costruita su più livelli, distinguendo le responsabilità e le competenze ma collegandole tra loro. Ogni livello non deve aspettare l’altro ma, al contrario, stimolarlo e pretenderne l’attivazione.
Il fermento che interessa Rovereto e la Vallagarina in questi mesi, soprattutto grazie al progetto Station4Transformation, è un’occasione unica per avviare delle politiche del cibo reali e innovative. Nella piena consapevolezza che il risultato non va misurato solo nella costruzione di nuovi progetti, ma nella capacità di riconoscere il cibo come questione pubblica, governarne le connessioni e incidere stabilmente sulle decisioni.
