Diario da Terra Madre 2026

Diario da Terra Madre
Giovedì 24 settembre
È iniziata l’edizione 2026 di Terra Madre. Produttori, cuochi, allevatori, pescatori e cittadini sono arrivati da tutto il mondo a Torino. «La biodiversità è un patrimonio gigantesco che protegge la salute umana, connota l’ambiente e la nostra vita. È un patrimonio che ci interpella: la molteplicità genetica ha permesso al genere umano di svilupparsi nei millenni. Senza responsabilità, senza cura di questa ricchezza, l’uomo può comprimerla fino a distruggerla, e a distruggersi. La biodiversità è sfida cruciale per il futuro». Sono le parole con le quali il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha saluto le comunità del cibo. Attraverso incontri, conferenze e laboratori, creeranno un dialogo globale su filiere e sistemi alimentari che vedranno protagonista la biodiversità.
Nello spazio Trentino di Piazza Vittorio Veneto, realizzato grazie alla collaborazione con Trentino Marketing, il tema della biodiversità viene affrontato a partire dalle Terre Alte. Al centro della prima giornata ci sono stati i pascoli. Stefano Mayr, naturalista e certificatore del biologico, ha presentato al pubblico di Terra Madre i risultati di un’estate trascorsa a visitare e analizzare gli alpeggi del Trentino orientale, messi alla prova dalla siccità e dalle alte temperature. Alessandro Suffritti, titolare di Agritur Ciasa Dò Parè : azienda agricola biologica e appartamenti azienda multifunzionale in Val di Fassa, ha invece approfondito il ruolo delle razze autoctone, e in particolare della Grigio Alpina, nel costruire un allevamento capace di coniugare sostenibilità ambientale ed economica. Una scelta che parte da animali coevoluti con l’uomo e adattati a valorizzare le risorse disponibili in montagna.
Ogni argomento è stato affrontato unendo l’incontro con gli esperti alla degustazione di formaggi e altre produzioni di montagna. È stato proprio l’assaggio ad accompagnare il laboratorio “Il sistema malghe del Trentino”, dedicato alle malghe raccontate nelle scorse settimane sulle pagine de il T Quotidiano: Malga Campo, Malga Telvagola, Malga Cambroncoi, Malga Zocchi e Malga Bordolona. Un ideale percorso tra i sapori che i casari di montagna hanno saputo trasferire dai pascoli ai formaggi, un’occasione per fare il punto sulle prospettive del settore e le scelte che ne possono garantire continuità.
Un futuro che passa dalla valorizzazione delle produzioni e della capacità di continuare a produrre formaggi con un'identità organolettica e territoriale forte e riconoscibile. Di questo si è parlato anche nei laboratori olfattivi dedicati ai fieni di montagna, che hanno permesso di riconoscere profumi ed essenze di un prato polifita e di comprendere come questa biodiversità possa trasferirsi nel latte e, attraverso la caseificazione, nei formaggi.
Ospiti della prima giornata di Terra Madre anche i Vignaioli del Trentino, protagonisti di un talk dedicato alla sostenibilità idrica in agricoltura. Con Marco Bezzi, regional manager di WiseConn Europe, sono state approfondite tecnologie e soluzioni per una gestione più efficace della risorsa idrica, dai pendii al fondovalle.
La La rete Slow Food dei Castanicoltori ha invece presentato il proprio lavoro nel settore, che porterà all’avvio di un Presidio Slow Food nazionale dedicato alla castanicoltura tradizionale, al quale l’auspicio è che possano aderire anche realtà trentine.

Diario da Terra Madre
Venerdì 25 settembre
Il secondo giorno dello 𝐒𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨 𝐓𝐫𝐞𝐧𝐭𝐢𝐧𝐨 𝐚 𝐓𝐞𝐫𝐫𝐚 𝐌𝐚𝐝𝐫𝐞 ha messo al centro una domanda che attraversa buona parte delle filiere di montagna: chi continuerà a produrre, allevare e custodire questi territori nei prossimi anni? Il ricambio generazionale nella zootecnia e nella produzione casearia è stato affrontato partendo dalle condizioni che possono rendere questi mestieri ancora praticabili e desiderabili: formazione, accesso alla terra, qualità del lavoro e possibilità di costruire un progetto di vita nelle Terre Alte.
Il tema del futuro si è intrecciato con quello della biodiversità. Dopo cinque anni di studio e ricerca è stato presentato il 𝐏𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐢𝐨 𝐒𝐥𝐨𝐰 𝐅𝐨𝐨𝐝 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐦𝐞𝐥𝐞 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐓𝐫𝐞𝐧𝐭𝐢𝐧𝐨, che tutela non soltanto varietà antiche ma anche sistemi di coltivazione estensivi e il lavoro necessario per mantenerli vivi nei campi.
La stessa relazione tra produzione e territorio è emersa nel laboratorio dedicato al 𝐋𝐚𝐠𝐨𝐫𝐚𝐢. I formaggi degli alpeggi del Trentino orientale hanno raccontato pascoli, erbe, momenti diversi dell’estate e interpretazioni differenti della materia prima da parte dei casari. Un modo per leggere attraverso il gusto un territorio nel quale la produzione casearia continua a essere strettamente legata al paesaggio. Durante l’incontro è stato ricordato anche Marco Pompermaier, casaro scomparso all’inizio dell’estate dopo una vita dedicata ai formaggi del Lagorai.
Nel pomeriggio il confronto si è allargato oltre i confini provinciali. Nelle sale del Comune di Torino è stato presentato “Ecosistema Garda”, che mette in relazione le realtà Slow Food delle tre sponde del lago per provare a leggerlo come un unico sistema. Pesca, olivicoltura, biodiversità, turismo, consumo di suolo, qualità delle acque e produzioni alimentari sono questioni che attraversano gli stessi territori indipendentemente dai confini amministrativi e che richiedono informazioni, conoscenze e capacità di lettura condivise.
Formaggi e birre artigianali trentine sono stati messi in dialogo da Lisa Matzeu, coordinatrice della Guida alle Birre per il Trentino, attraverso un percorso dedicato al birrificio agricolo Bionoc del Primiero. Poco dopo, un formaggio stagionato per vent’anni ha permesso di osservare cosa accade quando il tempo diventa uno degli elementi della trasformazione: profumi, consistenze e gusto cambiano, mentre il prodotto conserva tracce della propria origine. Una degustazione che si è trasformata in un viaggio nel tempo grazie a Giuliano Comin.
Sono arrivati a Torino anche i risultati di Montagna 2050, il percorso di ascolto realizzato nelle comunità montane trentine. Le questioni emerse nei diversi territori sono state riportate dentro Terra Madre attraverso racconti e assaggi, mantenendo aperto il confronto su quali condizioni possano garantire un futuro alle comunità di montagna.
A chiudere la giornata, il focus sulla razza autoctona Grigio Alpina ha offerto un’altra chiave per leggere la zootecnia trentina. I formaggi prodotti con il suo latte hanno accompagnato un approfondimento sul rapporto tra razze autoctone, allevamento estensivo, capacità di adattamento e biodiversità animale.

Diario da Terra Madre
Sabato 26 settembre
Formaggi, paesaggi, cereali, vini, prati e birre hanno composto una giornata dedicata soprattutto alle relazioni tra produzioni, territori e modi diversi di raccontarli. Il primo confronto ha riguardato il 𝐭𝐮𝐫𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐜𝐚𝐬𝐞𝐚𝐫𝐢𝐨, chiedendosi come visite e accoglienza possano diventare uno strumento utile alle filiere senza trasformare malghe e caseifici in semplici luoghi di consumo. Al centro, il rapporto con chi lavora, i tempi della produzione e la necessità di costruire esperienze rispettose degli spazi e delle attività agricole.
Il dialogo tra Alpi e Mediterraneo è proseguito attraverso 𝐛𝐮𝐫𝐫𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐥𝐩𝐞𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐞 𝐨𝐥𝐢𝐨 𝐞𝐱𝐭𝐫𝐚𝐯𝐞𝐫𝐠𝐢𝐧𝐞. Due prodotti che rimandano a climi, economie rurali e culture alimentari differenti, ma che sul Garda trovano un punto di contatto particolare. Attraverso l’assaggio si è ragionato sul modo in cui latte e olivo hanno contribuito a costruire paesaggi e pratiche alimentari profondamente diversi. A parlarne Marta Villa come antropologa dell'Università di Trento e Meri Ruggeri, coordinatrice della Guida extravergini di Slow Food Editore per il Trentino.
Lo sguardo si è poi spostato sui cereali di montagna con Slow Grains, la rete di Slow Food Italia dedicata ai grani e alle filiere della panificazione. I pani preparati da 𝐃𝐞𝐛𝐨𝐫𝐚 𝐃𝐢 𝐂𝐢𝐜𝐜𝐨 hanno permesso di affrontare il tema delle coltivazioni cerealicole nelle Terre Alte e del loro possibile ritorno all’interno di sistemi agricoli locali.
Una parte importante della giornata è stata dedicata al rapporto tra vino e formaggio. L’Enantio a piede franco, Presidio Slow Food, e il Groppello di Revò dell’Arca del Gusto hanno accompagnato una riflessione sui vitigni locali e sul lavoro dei vignaioli che continuano a coltivarli. Lo stesso tema è tornato nel laboratorio realizzato con i Vignaioli del Trentino, ai quali sono stati affidati alcuni formaggi dei Presìdi chiedendo di individuare, tra le proprie etichette, l’abbinamento più adatto. Un confronto tra produzioni diverse che ha messo in relazione pascoli, latte crudo, vigneti, suoli e scelte produttive.
Il tempo è stato invece il filo conduttore dell’assaggio che ha affiancato il 𝐕𝐢𝐧𝐨 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐓𝐫𝐞𝐧𝐭𝐢𝐧𝐨 𝐏𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐢𝐨 𝐒𝐥𝐨𝐰 𝐅𝐨𝐨𝐝 a formaggi stagionati prodotti nello stesso anno. Quindici anni di evoluzione hanno permesso di osservare come cambino profumi, consistenze e gusto, mettendo a confronto due prodotti che attraversano lunghi periodi di maturazione.
Con Lisa Angelini, botanica e ricercatrice del MUSE - Museo delle Scienze , il prato è diventato uno strumento per leggere i cambiamenti in corso sulle Alpi. A dieci anni dal precedente campionamento, la nuova ricerca botanica mostra una diminuzione dei prati gestiti in modo più estensivo e una crescita di forme di utilizzo più intensive. Piante, fieno e formaggi hanno permesso di rendere visibile il rapporto tra gestione agricola, trasformazioni socioeconomiche e biodiversità.
La variabilità del pascolo è emersa anche nel 𝐌𝐞𝐦𝐨𝐫𝐲 𝐬𝐞𝐧𝐬𝐨𝐫𝐢𝐚𝐥𝐞 attraverso quattro forme di formaggio di malga del Lagorai. Ai partecipanti è stato chiesto di riconoscere e riattribuire singole scaglie di formaggio alla forma di appartenenza. Un modo per ascoltare i propri sensi ed esplorare le sfumature di aromi e sapori.
La giornata si è chiusa con l’incontro tra formaggi e birre artigianali trentine guidato da Lisa Matzeu, coordinatrice della Guida Birre per il Trentino. L’abbinamento è diventato anche occasione per raccontare il birrificio 5+ birrificio artigianale di Mattarello e il suo impegno nel sociale.

Diario da Terra Madre
Domenica 27 settembre
La relazione tra pratiche agricole, biodiversità e gestione del territorio tema portante anche dell’ultima giornata dello Spazio Trentino a Terra Madre.
Il primo confronto ha riguardato la viticoltura della Val di Cembra e il ruolo che il piccolo allevamento può avere nei vigneti: la presenza degli animali contribuisce infatti alla fertilità del suolo e alla costruzione di sistemi agricoli nei quali coltivazioni e allevamento tornano a interagire. Ospiti Elisa e Paolo de La Campirlota • Narratori e contadini
Con Lumenslowjournal l’attualità è entrata direttamente nello spazio attraverso una rassegna stampa dedicata alle notizie del giorno. Biodiversità, filiere alimentari, crisi climatica e migrazioni sono state lette mettendo in relazione questioni apparentemente lontane.
L’Anno Internazionale FAO dei Pascoli e dei Pastori 2026 ha offerto invece l’occasione per restituire parte del lavoro costruito da Slow Food Trentino durante l’anno attraverso la mostra itinerante, gli incontri, i Laboratori del Gusto e le testimonianze raccolte tra pastori e allevatori. La degustazione di prodotti ovini e caprini ha accompagnato un confronto sulla situazione della pastorizia e della transumanza, sul ruolo dei pascoli nella gestione della montagna e sui significati differenti che queste pratiche assumono nei diversi territori.
Il rapporto tra biodiversità e servizi ecosistemici è stato al centro anche dell’incontro dedicato al 𝐦𝐢𝐞𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐚𝐥𝐭𝐚 𝐦𝐨𝐧𝐭𝐚𝐠𝐧𝐚 𝐚𝐥𝐩𝐢𝐧𝐚 𝐏𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐢𝐨 𝐒𝐥𝐨𝐰 𝐅𝐨𝐨𝐝. Gli apicoltori che portano le arnie oltre i 1.400 metri lavorano in ambienti complessi, favorendo al tempo stesso l’impollinazione delle specie vegetali di quota. Mieli e formaggi provenienti dagli stessi areali sono stati messi in relazione attraverso l’assaggio.
Nel pomeriggio è tornato il tema dei Territori di Vita con la presentazione del 𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐀𝐧𝐭𝐫𝐨𝐩𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐃𝐨𝐦𝐢𝐧𝐢 𝐂𝐨𝐥𝐥𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢 𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐓𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐕𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐔𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐓𝐫𝐞𝐧𝐭𝐨, sostenuto per il secondo anno da Slow Food Trentino. Il percorso, coordinato da Marta Villa, porta dentro il Dipartimento di Sociologia comunità, studenti, ricercatori ed esperti, mettendo in relazione studio accademico, testimonianze e ricerca sul campo per comprendere forme di gestione collettiva delle risorse ancora attive nei territori.
𝐏𝐫𝐚𝐭𝐢 𝐬𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐞 𝐬𝐟𝐚𝐥𝐜𝐢𝐨 sono stati invece affrontati attraverso il gusto e l’olfatto. I formaggi prodotti con latte di vacche alimentate con fieno di montagna hanno permesso di leggere il rapporto tra alimentazione animale, biodiversità e paesaggio, mostrando quanto il mantenimento dei prati dipenda ancora da pratiche agricole quotidiane.
Il racconto delle produzioni casearie è passato anche dalle Osterie del Trentino, chiamate a costruire attraverso il proprio tagliere una relazione riconoscibile tra formaggi, produttori e territori. Per il terzo anno Slow Food Trentino ha assegnato un riconoscimento alla proposta che, nel corso dell’ultimo anno, ha saputo interpretare meglio questo legame. Tagliere dell'anno 2027 a Osteria 17 di Betti Paolo Cuoco




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