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Food Matters, raccontare i sistemi locali del cibo



Negli ultimi anni, anche grazie all’impulso generato da Expo 2015, il concetto di politiche locali del cibo si è progressivamente affermato come strumento adottato da amministrazioni pubbliche, associazioni e territori per elaborare mappature, definire piani d’azione e strumenti di governance con l’obiettivo di affrontare le complesse dinamiche che legano le filiere alimentari ai diversi aspetti della vita sociale. Su questa base si sono moltiplicate, in Trentino e non solo, iniziative dedicate ai sistemi locali del cibo.

La presa di coscienza della centralità e della trasversalità del cibo, dall’ambito economico a quello turistico, dagli aspetti culturali a quelli ambientali, è il presupposto attorno al quale Slow Food basa da oltre quarant’anni la propria azione. La dimensione internazionale dell’associazione permette di cogliere le interrelazioni tra sistemi alimentari, geopolitica, solidarietà e processi migratori. Allo stesso tempo, l’approccio gastronomico pone l’attenzione sui temi della tutela della biodiversità, della cura dei paesaggi e degli ecosistemi, traducendosi nel sostegno ai produttori di piccola scala e alle loro comunità, alla ristorazione legata ai territori e all’educazione al gusto. Senza dimenticare il legame con la giustizia sociale: lo slogan “cibo buono, pulito e giusto” acquista infatti senso solo se lo stesso è accessibile a tutti e tutte, cogliendo forse la sfida più difficile di ogni food policy.

Su questi presupposti nasce la nuova iniziativa di Slow Food Trentino: un progetto che prende forma in Vallagarina con l’obiettivo di raccontare il sistema locale del cibo, mettendo in dialogo esperienze diverse e ricomponendo un mosaico di realtà impegnate quotidianamente sul territorio. L’intento è quello di costruire connessioni tra gli attori coinvolti e provare a restituire una lettura complessiva delle azioni in atto. Il risultato sarà la pubblicazione di quattro volumi annuali che andranno a comporre il progetto “Food Matters”, un titolo che richiama la volontà di mettere il cibo al centro del dibattito pubblico, nella sua complessità.

L’indice di ogni pubblicazione cercherà di declinare i principali filoni di studio e riflessione legati alle politiche del cibo, concentrandosi sulla Vallagarina ma aprendosi anche al racconto di buone pratiche sviluppate in altri territori.  Per affrontare il tema della biodiversità, dell’agricoltura e della transizione ecologica saranno presentate realtà locali attive in progetti agroecologici, impegnate a coltivare e allevare nel rispetto del suolo, del benessere animale e dell’utilizzo responsabile delle risorse. L’articolato ambito della distribuzione sarà raccontato a partire dai mercati che ancora animano Rovereto e gli altri centri della Vallagarina. I mercati contadini, grazie alla loro capacità di creare una relazione diretta con i produttori, rappresentano una risorsa importante. Allo stesso tempo si adotterà una prospettiva storica, raccogliendo testimonianze su come siano cambiate, negli ultimi cinquant’anni, le piazze e le forme del commercio nei quartieri roveretani e nei paesi lagarini. Lo sguardo cercherà di essere il più ampio possibile sulle dinamiche che attraversano il sistema del cibo, coinvolgendo anche il mondo della distribuzione organizzata. Troverà spazio in “Food Matters” anche il turismo lento, o meglio il turismo delle relazioni, accompagnando i processi di ripensamento del settore a cui stiamo assistendo. Un’attenzione particolare sarà dedicata alla ristorazione collettiva e scolastica, che costituisce tradizionalmente uno dei punti centrali delle food policy. Il tema verrà trattato attraverso reportage dalle mense scolastiche, osservazioni partecipate e il racconto delle esperienze di studenti, operatori e docenti. Si approfondirà anche il piano della cultura alimentare e del suo rapporto con educazione, formazione e divulgazione. Sono numerosi i progetti attivati dalle scuole: mapparli e raccontarli può contribuire a rilanciare la proposta, avanzata da Carlin Petrini, fondatore di Slow Food, di considerare l’educazione alimentare come una componente strutturale dei percorsi scolastici. Con l’obiettivo di renderla materia obbligatoria, pensando un insegnamento non frontale ma che renda l’esperienza stessa del pasto momento di apprendimento. Un ambito sul quale una provincia autonoma come il Trentino potrebbe svolgere un ruolo pionieristico. Si proseguirà poi con i progetti legati alla giustizia alimentare, dalle politiche sociali alle realtà che distribuiscono pasti e alimenti alle fasce più fragili delle nostre comunità, cercando di comprendere come si costruiscano percorsi rispettosi della dignità delle persone.

Parte integrante di una riflessione critica sulle filiere del cibo è anche il tema dello spreco alimentare. Le filiere infatti non terminano sulle nostre tavole o in quelle dei ristoranti: oltre il 30% del cibo prodotto entra in un’altra filiera, quella delle perdite e dello spreco. Spesso il dibattito si concentra sul recupero delle eccedenze o sulla responsabilità individuale di famiglie e consumatori; in realtà si tratta di un fenomeno molto più complesso, che attraversa produzione, trasformazione, distribuzione e consumo, e che costituisce una componente strutturale del sistema alimentare in cui viviamo. Un sistema che contribuisce in misura significativa alle emissioni climalteranti, che genera sfruttamento e disuguaglianze, che favorisce l’omologazione del gusto, mette a rischio la trasmissione dei saperi materiali e immateriali e si fonda spesso su modelli produttivi estrattivi e monoculturali. Un sistema che può però essere aggiustato anche dal basso: dalla presa di coscienza di cittadini che non si considerano soltanto consumatori e da amministrazioni locali capaci di immaginare visioni di lungo periodo.

 

Ecco che “Food Matters” vuole fare anche questo, svolgere una funzione di advocacy, partendo dal dibattito pubblico e politico locale. In mesi che ci hanno insegnato quanto nessuno sia davvero distante da crisi geopolitiche apparentemente lontane, parlare di politiche locali del cibo non significa chiudersi dentro i propri territori. Al contrario, significa costruire laboratori di alternative e affermare che il cibo non debba essere un ambito riservato agli addetti ai lavori. “Food Matters” vuole quindi essere anche uno stimolo alla partecipazione attiva. Mutuando una famosa massima del multilateralismo, nei sistemi del cibo, in senso quasi letterale, «se non sei al tavolo, sei nel menu».

 

Il progetto “Food Matters” inizia grazie a un contributo del Comune di Rovereto. Il primo numero, previsto per inizio agosto, proporrà articoli, interviste, approfondimenti e racconti dal territorio, costruendo una rete aperta a collaborazioni, contributi e nuove idee. Perché parlare di cibo significa, inevitabilmente, parlare di come immaginiamo il nostro futuro.


Articolo pubblicato su Il T Quotidiano - 22 maggio 2026

 
 
 

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