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S.O.S. Pecora Brigasca


Come accade sempre più spesso, anche nei nostri territori, i produttori di piccola scala vengono messi nelle condizioni di non riuscire a proseguire il proprio lavoro di custodia della biodiversità, trasmissione di saperi e creazione di sapori diversi.

Per questo continuiamo a ripetere che non basta sostenerli “con il portafoglio”. È necessario diventare cittadini attivi, comprendere il loro valore dentro i territori e riconoscerne l’importanza per una più ampia comunità di destino. Per farlo bisogna conoscerli, ascoltarli, ascoltare le loro visioni di futuro e amplificarne la voce.


Questo vale soprattutto nei territori montani, anche quando sono lontani da noi ma fratelli nella stessa resistenza: quella contro il tentativo cieco di far salire in quota logiche insostenibili anche in pianura, che si tratti di zootecnia, agricoltura o turismo.


Per questo abbiamo scritto al Comune interessato da questa vicenda. È un gesto piccolo, ma come ripeteva Carlin Petrini: “Poc l’è poc, niente l’è trop poc”. Con l’auspicio che tante altre realtà facciano sentire la propria voce.





Al Comune di Triora

Al Sindaco e alla Giunta Comunale

A mezzo pec



Abbiamo appreso da notizie di stampa della vicenda relativa all'assegnazione dei pascoli del

Monte Saccarello e delle preoccupazioni espresse dal pastore Aldo Lo Manto circa il futuro

dell'allevamento della pecora brigasca e della produzione della Toma di pecora brigasca,

Presidio Slow Food.

Scriviamo come Slow Food Trentino-Alto Adige APS, associazione che opera in un altro

territorio montano ma che condivide con le Alpi Liguri la convinzione che pascoli, pastori,

razze autoctone e comunità locali costituiscano un patrimonio insostituibile.

Negli ultimi anni abbiamo dedicato alla Toma di pecora brigasca numerosi momenti di

approfondimento e valorizzazione nell'ambito del Trento Film Festival, del Festival della

Biodiversità del Trentino, del Käsefestival di Campo Tures e di Vinifera – oltre che altri

incontri e laboratori - presentandola come esempio virtuoso di come la pastorizia sia in grado

di custodire paesaggi, biodiversità, cultura e relazioni tra uomo e ambiente.

Per questo guardiamo con forte preoccupazione alla possibilità che una decisione

amministrativa possa avere conseguenze tali da mettere a rischio l'ultimo grande gregge di

pecora brigasca. La perdita di una razza autoctona non rappresenterebbe soltanto una

diminuzione della biodiversità zootecnica: significherebbe perdere un patrimonio genetico

costruito in secoli di adattamento alle montagne, un sapere materiale tramandato tra

generazioni di pastori, una pratica di transumanza che ha modellato paesaggi e comunità,

una cultura che non può essere ricostruita una volta scomparsa.

Tutto ciò assume un valore ancora più significativo nel 2026, Anno Internazionale dei

Pascoli e dei Pastori promosso dalla FAO, che richiama istituzioni e comunità alla

responsabilità di tutelare i sistemi pastorali come beni comuni di interesse collettivo.

Rivogliamo quindi un appello affinché siano valutate con la massima attenzione tutte le

possibili soluzioni capaci di garantire la continuità dell'allevamento della pecora brigasca e

della transumanza legata a questi pascoli e all’attività di Aldo Lo Manto.

Quando scompare un pastore non si perde soltanto un'attività economica. Si perde un

presidio del territorio, una conoscenza del paesaggio, una storia collettiva. Quando scompare

una razza autoctona, la perdita è definitiva.

Gli scienziati ci ricordano che stiamo vivendo quella che viene definita la sesta estinzione di

massa, una crisi della biodiversità causata dalle attività umane e senza precedenti nella

storia recente del pianeta. In questo contesto, ogni varietà vegetale, ogni razza animale, ogni

sapere tradizionale che contribuisce alla diversità biologica e culturale assume un valore

straordinario. La biodiversità è l'infrastruttura invisibile che sostiene la fertilità dei suoli,

l'impollinazione, la qualità delle acque, la resilienza ai cambiamenti climatici e la stessa

capacità dei territori di generare benessere e lavoro. Il suo valore economico è talmente

elevato da risultare, per molti aspetti, incalcolabile.

Per questo la possibile perdita dell'ultimo grande gregge di pecora brigasca non riguarda

soltanto un allevatore o una comunità locale. Riguarda tutti noi – soprattutto tutti i territori

montani - e la responsabilità collettiva di trasmettere alle generazioni future un patrimonio di

biodiversità, paesaggi e conoscenze più ricco di quello che abbiamo ricevuto. Ogni estinzione

è irreversibile; ogni scelta che contribuisce a evitarla è un investimento sul futuro.

Con l'auspicio che possa essere individuato un percorso capace di coniugare le esigenze

amministrative con la tutela di un patrimonio riconosciuto ben oltre i confini del vostro

territorio, porgiamo cordiali saluti.

Trento, 18 giugno 2026

Slow Food Trentino-Alto Adige APS

 
 
 

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