Incontro con Luca Podetti di Malga Campo
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Questo articolo è stato pubblicato su Il T Quotidiano di domenica 23 agosto e fa parte di una serie di sei speciali dedicati ad altrettante malghe del Trentino presenti nell'inserto Andar per malghe della Guida Osterie d'Italia.
L’anfiteatro che si staglia davanti a Malga Campo è di quelli che lascia senza fiato. Le Dolomiti di Brenta, il gruppo Adamello-Presenella, il massiccio dell’Ortles Cevedale con il Vioz e punta San Matteo, si aprono proprio di fronte alla terrazza. Un panorama da cartolina che potrebbe facilmente richiamare le consuete schiere di turisti. Se poi si aggiunge la cura riservata a ogni dettaglio, con il giardino di erbe aromatiche e i fiori di ogni colore a impreziosire i muri in pietra, il luogo avrebbe tutte le caratteristiche per essere definito “instagrammabile”. Luca Podetti è invece riuscito a creare un’oasi di tranquillità. Una decina di tavoli, un servizio attento e scrupoloso, pronto a raccontare le scelte che hanno portato ogni ingrediente nel piatto. L’automobile bisogna lasciarla ben prima di arrivare alla malga: «Avremmo potuto far aprire la strada e creare un ampio parcheggio – racconta Luca – ma non abbiamo voluto». Si lavora in malga innanzitutto per prendersi cura di un territorio e di un paesaggio, e questa stessa cura ritorna nell’accoglienza, nei piatti e nella produzione casearia. Malga Campo è un luogo aperto, inclusivo e ospitale, immerso in una delle più belle geografie dell’arco alpino, che ha saputo costruire la propria identità senza lasciarsi sopraffare dalla capacità attrattiva del contesto. Non escludendo, ma lavorando su prenotazione, rinunciando ai grandi numeri, concentrando energie e attenzione sulla qualità del progetto.

Siamo in Val di Pejo. Malga Campo appartiene agli usi civici di Celentino ed è stata monticata fino agli anni Ottanta. Nel 2010, dopo trent’anni di abbandono, prese forma il progetto di recupero. L’allora presidente dell’ASUC ebbe l’intuizione di confrontarsi con un amico, albergatore e cuoco. Disegni e render finirono così nelle mani di Luca Podetti, che poté portare nel progetto la propria esperienza e rivederne alcuni aspetti. In particolare la superficie del pascolo era troppo limitata per sostenere le dimensioni inizialmente previste per sala di mungitura, stalla e caseificio. Gli spazi agricoli furono quindi ridimensionati per la gestione di circa quindici capi, ampliando il ristorante e ricavando alcune camere, le cucine e i locali di servizio. I lavori iniziarono nel luglio 2012, grazie all’impegno dell’ASUC, del GAL e del BIM, al quale si aggiunse un importante investimento dello stesso Podetti, che sarebbe poi diventato il gestore della struttura, aperta nel 2015. Ne è nato un complesso nel quale la parte agricola convive con la ristorazione, affidata a una sala interna molto curata e alla terrazza esterna, mentre al piano superiore trovano spazio le camere. Nel corpo del vecchio caseificio sono state conservate le attrezzature d’epoca, quasi a formare un piccolo museo dell’alpeggio. Ci sono poi i locali di stagionatura e altri ambienti sviluppati negli anni per ampliare la proposta di ospitalità, dai bagni di fieno a quelli di siero di latte. All’esterno, proprio per la stagione 2026, è stato inaugurato un percorso Kneipp che si inoltra verso il ripido versante roccioso coperto da conifere e larici.
Malga Campo rimane fortemente legata alla sua componente agricola. Le vacche appartengono al fratello di Luca, Alberto, che porta avanti l’attività zootecnica di famiglia. Durante il resto dell’anno la stalla si trova a Commezzadura e il latte viene conferito al Caseificio Sociale Presanella di Mezzana. Circa cinquanta animali, di cui trentacinque in lattazione, che in estate vengono distribuiti su diversi alpeggi della Val di Sole e Pejo. Fino allo scorso anno la trasformazione del latte in malga comprendeva anche le produzioni fresche. «Quest’anno – prosegue Luca – ci limitiamo al nostrano semigrasso stagionato e alla ricotta, oltre allo yogurt e al gelato destinati al ristorante. È stata una decisione sofferta, resa necessaria dalla richiesta di nuovi e importanti interventi strutturali per poter continuare con la produzione del fresco. Il nostro caseificio risale a pochi anni fa e non è economicamente sostenibile intervenire nuovamente». A preoccupare il futuro stesso delle produzioni casearia in montagna, e la capacità delle istituzioni di riconoscerne il valore, costruendo condizioni che ne rendano possibile la permanenza. Nel frattempo Luca sceglie di non affidarsi soltanto alla speranza che le cose cambino e lavora sulla multifunzionalità, così come insegna la cultura contadina. «Oggi purtroppo non possiamo essere sicuri che il futuro della malga continuerà a poggiare sulla produzione di formaggio. È una prospettiva drammatica, ma non possiamo dipendere esclusivamente dalla parte agricola. Per questo stiamo cercando di riequilibrare il modello economico, lavorando sulla ricettività e su una ristorazione di qualità. Cerco di portare i valori del pascolo e dell’alpeggio anche in cucina, recuperando ricette, selezionando gli ingredienti localmente e utilizzando anche ciò che cresce spontaneamente. Ma il mondo dell’alpeggio nasce per produrre formaggio e la cura del territorio passa da questa filiera. Questo dovremmo ricordarcelo sempre».
È la malga del futuro? Può certamente rappresentare uno dei modi in cui oggi il mondo dell’alpeggio può essere reinterpretato: mantenendo un forte legame con ciò che lo ha preceduto e con la funzione agricola della malga, rispettando ambiente, animali e persone, ma senza rinunciare alla possibilità di sperimentare nuove forme di gestione, accoglienza e sostenibilità economica.




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