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Il nuovo Presidio del Grano Saraceno di Terragnolo

Il Presidio del Grano Saraceno a Terragnolo nasce per tutelare questa antica coltura riscoperta nella Valle di Terragnolo grazie all’impegno dell’associazione Terragnolo che conta e dei “Saraceni”, un piccolo gruppo di circa quindici agricoltori volontari che hanno messo a disposizione i propri appezzamenti e il proprio tempo, si sono confrontato con esperti e tecnici, per ripristinare i campi nei terreni non coltivati della Valle. La coltura, secondo le tradizioni popolari, ha origine intorno al XVI secolo mentre, secondo le fonti ufficiali, è giunta in valle nel corso dell’Ottocento, trovandovi un ambiente ideale ma è andata poi svanendo in seguito alle Guerre mondiali e allo spopolamento montano della seconda metà del Novecento. Storicamente, il grano saraceno ha rappresentato per gli agricoltori una coltura intercalare: con il suo ciclo di crescita molto breve costituiva infatti un raccolto aggiuntivo e quindi, specialmente in una logica di agricoltura di sussistenza, una possibilità in più per sfamare la propria famiglia.





Il saraceno è particolarmente adatto ai territori di media montagna, essendo in grado di resistere al freddo e per il suo bisogno di un apporto regolare di acqua, il grano saraceno di Terragnolo si semina tradizionalmente in un arco di tempo che va da fine giugno a fine luglio, per poi essere raccolto a mano a fine settembre. Al momento della raccolta, le spighe non hanno ancora raggiunto la piena maturazione: l’ultima fase, infatti, si ottiene grazie alle donete, fasci caratteristici che ricordano la sagoma di una figura femminile con una lunga gonna, in cui le spighe vengono raggruppate prima di essere portate nei campi per essiccare”.




Il Presidio del Grano saraceno di Terragnolo non riguarda solo una coltura e la necessità di tutelarla e promuoverla. Ha un significato molto più ampio per Slow Food. Parla infatti dei tentativi di superare le difficoltà dei territori montani, le cosiddette “terre alte” negli ultimi decenni vittime di spopolamento, mancanza di servizi e collegamenti ma che, grazie a progetti come quello del grano saraceno a Terragnolo, stanno cercando un riscatto. Il Presidio ci parla di due concetti fondamentali per un territorio di questo tipo: la comunità e il paesaggio, strettamente connessi nel concetto di identità. Il Grano saraceno funziona infatti anche da collante generazionali, motivo di ritrovo e confronto per la popolazione della Valle che per suo tramite ritrova il senso di comunità. Ed è anche una ragione in più per difendere strenuamente il paesaggio che negli anni è stato minacciato dal rimboschimento, l’avanzata del bosco che ha inghiottito le antiche colture sui muretti a secco abbandonate. E che oggi si trova ad affrontare un’ultima e ancora più pericolosa minaccia: il rischio di essere definitivamente deturpato dalla costrizione della Valdastico nord A31. Per questo il Presidio del Grano Saraceno ha una particolare importanza in questo momento, si configura come un vero e proprio baluardo per la difesa di valori importanti per l’identità di una valle, a cui si contrappongono i meri interessi speculativi.





Per trovare in commercio il prodotto sarà necessario attendere ancora del tempo ma l’obiettivo è che almeno i ristoranti della zona possano iniziare ad impiegarlo per la preparazione delle ricette tradizionali, a partire dal fanzelto, un pane sottile tradizionalmente preparato con il grano saraceno dai contadini della Valle e da qualche anno riscoperto dalla ristorazione locale. Il Presidio in questa fase ha l’obiettivo quindi di preservare paesaggio e territorio, sviluppare progetti comunitari e attirare a Terragnolo un nuovo tipo di turismo, un turismo slow che sceglie la mobilità dolce, la genuinità dell’esperienza, la bellezza di un paesaggio da salvare.

Chiara Peterlini è la portavoce della Comunità Slow Food del Presidio, Riccardo Scrinzi il referente dei produttori.




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