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Slow Wine 2021, appunti dal Trentino

di Raffaele Guzzon, coordinatore della guida per il Trentino

Pubblicato su Slowzine n. 4 - novembre 2020


È da poche settimane in libreria l’edizione 2021 di Slow Wine, la guida i vini d’Italia di Slow Food. La pubblicazione, giunta alla undicesima edizione, mantiene il suo stile fatto di confronto e dialogo con i produttori e non di meri assaggi alla “cieca”, che comunque restano per l’attribuzione dei riconoscimenti. Se negli anni scorsi gli autori percorrevano in lungo e in largo la penisola per incontrare di persona tutte le cantine recensite, quest’anno il dialogo si è spostato sulla rete o via telefono, arricchendo la pubblicazione di numerosi video interviste. L’uscita è occasione di fare un punto sul trentino vitivinicolo, lasciando da parte gli scandali più recenti e basandosi sulla qualità espressa dalle più di 300 etichette assaggiate.

La Provincia di Trento ha un’innegabile vocazione alla viticoltura di qualità, grazie alla moltitudine di suoli, esposizioni, altitudini che accompagno le sue campagne. Se è stata scritta come una “bella addormentata”, dove solo poche realtà avevano saputo cogliere il potenziale di queste terre, ora la situazione pare mutata. Tra i Vignaioli del Trentino stiamo assistendo in molte aziende ad un progressivo cambio generazionale. Le nuove leve stanno portando competenze, frutto anche di studi presso la scuola di enologia a San Michele all’Adige, esperienze in altre zone viticole e voglia di sperimentare. Si assaggiano con frequenza vini tecnicamente perfetti, ma anche aderenti ai territori di origine ed iniziano a delinearsi zone vitivinicole con caratteri propri che meriterebbero maggior riconoscimento istituzionale. Dall’altra parte anche la cooperazione, spina dorsale dell’agricoltura trentina, non sta a guardare. Sebbene si assista con una certa preoccupazione ad un’ulteriore tendenza all’aggregazione non possiamo nasconderci che dalle cantine sociali escano etichette di valore, proposte tra l’altro a prezzi decisamente convenienti.


Dando uno sguardo ai territori, il basso Trentino, zona di vini rossi di grande stoffa, paga quest’anno l’infelice accoppiata di annate difficili per le grandi riserve e della virtuosa scelta, dettata anche dalla pandemia in atto, di ritardare gli imbottigliamenti. Molte etichette storiche mancano all’appello, ma abbiamo certezza che sapranno presentarsi l’anno prossimo migliorate dal prolungato affinamento (nella foto le vigne della Tenuta San Leonardo).

Una nota dolente in questa regione è il Marzemino. Questo vitigno iconico sta lentamente scomparendo a causa delle difficoltà agronomiche e di una scarsa penetrazione sul mercato. Nondimeno le poche etichette assaggiate hanno dimostrato vini gastronomici, di buona stoffa che meritano certamente attenzione. Risalendo verso il confine con l’Alto Adige la fascia di colline tra i borghi di Lavis, Pressano e Sorni sta diventando uno dei punti di riferimento regionali. I vini che qui nascono, prevalentemente da varietà bianche, sono un pregevole connubio tra fragranza del frutto, struttura e capacità di invecchiare. Le ultime annate calde penalizzano a queste quote i vitigni aromatici, ma Incrocio manzoni, chardonnay e Nosiola danno vini dal carattere proprio e di grande interesse. La Nosiola merita un capitolo a parte, vitigno raro e vino giocato su un inconsueto equilibrio tra basso grado alcolico e struttura robusta, si presta a molteplici interpretazioni, tutte da esplorare (nella foto vigna di Nosiola sulla collina di San Siro).

Nella Piana Rotaliana prosegue il lavoro dei vignaioli del Teroldego, vino che sa ormai confrontarsi con altri campioni della enologia italiana. Restano in “cerca d’autore” due zone storiche del trentino, la Valle dei Laghi e la Val di Cembra dove, nonostante l’impegno profuso da molte cantine, manca ancora una idea condivisa di vino e un vitigno iconico, laddove i cambiamenti climatici hanno messo in crisi certezze ormai consolidate. Infine le “terre alte”, campagne a quote prossime o superiori ai 1000 metri, ai piedi dei massicci dolomitici. Qui la viticoltura è storia recente e pochi ancora i pionieri che si sono spinti quassù, coltivando prevalentemente vitigni resistenti alle avversità e precoci nella maturazione. Tuttavia i vini prodotti dimostrano il potenziale di queste terre e recenti investimenti di molte cantine trentine fanno intuire un interessante potenziale e molte novità che attendono i bevitori curiosi (nella foto la Val di Cembra da Giovo).


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