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Bandiera Verde a Slow Food Trentino Alto Adige e Università di Trento


Insieme all'Università di Trento, ieri Slow food Trentino alto Adige APS ha ricevuto la Bandiera Verde di Legambiente per il corso di Antropologia Culturale dei Domini Collettivi e dei Territori di Vita, condotto da Marta Villa. Ecco la motivazione:

Corso di laurea “Antropologia culturale dei domini collettivi e dei territori di vita”.

Un corso pionieristico che valorizza i domini collettivi come modello di gestione sostenibile, rafforzando comunità, biodiversità e cultura dei territori alpini.


Slow Food Trentino Alto Adige è onorata di ricevere la Bandiera Verde, soprattutto per un progetto così importante quale il corso di Antropologia Culturale dei Domini Collettivi e dei Territori di vita, svolto dal Dipartimento di Sociologia e ricerca sociale dell’Università di Trento, grazie al lavoro della professoressa Marta Villa.

Negli anni di lavoro su questo tema con l’Università di Trento sono stati individuati molteplici ambiti di azione comune tra l’attività di Slow Food e il mondo dei Domini Collettivi. L’impegno di Slow Food è rivolto, tra i tanti obiettivi, a salvare le filiere e le comunità del cibo che rischiano di scomparire. Ciò nonostante i fondamentali servizi ecosistemici che svolgono e le inestimabili esternalità positive che generano, che vanno dalla tutela della biodiversità alla trasmissione dei saperi. Per tutelare queste realtà, e con esse quindi tanti valori fondamentali per tutti, è necessario guardare ad altri modelli economici e di governance rispetto a quelli del mercato. I Domini Collettivi, in questo senso, sono una fonte importante di esempi e ispirazione, con la loro capacità di rigenerare risorse, costruire equilibri, pensare al futuro senza conflittualità con le esigenze del presente.

Vi è poi un altro aspetto di affinità, apparentemente meno connesso al sistema alimentare, ma faccia dello stesso prisma. La transizione culturale più necessaria nei sistemi del cibo è quella che ci porta a considerarci non più consumatori ma cittadini. Non si sostengono le filiere del cibo buono, pulito e giusto solo con il portafoglio, ma facendosi parte attiva nel conoscerne aspirazioni e necessità, facendosi opinione pubblica e ragionando in termini di advovacy. Allo stesso modo, nei Domini Collettivi, la gestione del patrimonio agro-silvo-pastorale non si basa sulla logica dell’utilizzatore che estrae una risorsa, ma sulla partecipazione condivisa alla sua cura e amministrazione. In entrambi i casi emerge un’idea di comunità fondata sulla corresponsabilità e sulla partecipazione attiva, superando il paradigma che vede l’individuo ridotto a consumatore, nel primo caso, ed elettore, nel secondo.



 
 
 

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