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Diario da Calascio | Giorno 5


Diario da Calascio

Giorno 5 – Giovedì11 giugno 2026

Articolo pubblicato su "Il T Quotidiano" dell'17 giugno


Il quinto giorno della Scuola di perfezionamento per la pastorizia estensiva di Calascio è stato dedicato ai prati del vasto altopiano di Campo Imperatore, nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Luogo simbolo della pastorizia abruzzese, Campo Imperatore è un paesaggio modellato da secoli di presenza umana e animale. Le sue spettacolari fioriture e l'eccezionale ricchezza botanica sono il risultato di una lunga storia di cooperazione tra le greggi, i pastori e l'ambiente montano. Nel corso dell'escursione i partecipanti sono stati invitati a osservare il paesaggio con occhi diversi. A prima vista appare come una sconfinata distesa di prati. Eppure, osservando con attenzione, emergono qua e là macchie più scure di arbusti e rododendri. Sono i primi segnali di un lento processo di ricolonizzazione da parte della vegetazione arbustiva, favorito dalla progressiva riduzione del pascolo negli ultimi decenni. Un fenomeno che racconta come l'abbandono delle attività pastorali stia trasformando profondamente questi luoghi. Per secoli milioni di pecore hanno attraversato l'Abruzzo lungo i tratturi che conducevano fino alle pianure pugliesi. Nel loro vello trasportavano semi provenienti da territori diversi, contribuendo anno dopo anno alla diffusione e al rinnovamento di una straordinaria varietà di specie vegetali. Uno dei più importanti servizi ecosistemici garantiti dalla pastorizia: la capacità di generare e mantenere biodiversità. Ma la transumanza non ha plasmato soltanto il paesaggio. Ha lasciato un'impronta profonda anche nella cultura e nell'organizzazione sociale delle comunità abruzzesi. I pastori trascorrevano lontano da casa gran parte dell'anno: partivano in autunno verso la Puglia e rientravano in primavera, per poi salire nuovamente ai pascoli montani. Un'organizzazione del lavoro che affidava alle donne la gestione della famiglia, della casa e della comunità, tanto da far parlare alcuni studiosi di una società abruzzese segretamente matriarcale. Per secoli la lana rappresentò una delle principali ricchezze della regione. La qualità delle produzioni abruzzesi era apprezzata ben oltre i confini locali e alimentava commerci che coinvolgevano città, mercanti e famiglie aristocratiche.

Dalla storia si è passati all'osservazione del presente. A circa 1.800 metri di quota, ogni primavera migliaia di pecore continuano ancora oggi a raggiungere Campo Imperatore, anche se in numeri molto inferiori rispetto al passato. La diminuzione del pascolo favorisce la diffusione di arbusti e specie legnose che, nel lungo periodo, possono modificare profondamente l'assetto ecologico di questi prati, riducendone la biodiversità. Per averne un assaggio letterale, i partecipanti alla scuola sono stati guidati nella raccolta di erbe spontanee e piante commestibili. Un'esperienza pratica culminata in un momento conviviale, durante il quale sono stati preparati piatti a base di specie raccolte sul campo: frittate di buon enrico, foglie di romice ripiene di formaggio, ricotte aromatizzate ai fiori, insalate di tarassaco e silene, torte ai fiori di sambuco e di acacia.

Un menù capace di raccontare, attraverso il gusto, l'incredibile ricchezza custodita da questi prati. Un invito a riconoscere il valore della biodiversità e a comprendere come la sua conservazione dipenda anche dalla continuità di pratiche agricole e pastorali che, per secoli, hanno contribuito a costruire il paesaggio delle Terre Alte. Quale sia il loro futuro nel XXI secolo è un esercizio di immaginazione che ci coinvolge tutti, tra rispetto degli ecosistemi, nuove forme di turismo ma anche un neoruralismo capace di tenere insieme saperi tradizionali ed esigenze del presente.

 

 
 
 

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