Incontro tra la rete trentina di Slow Food e gli studenti dell’Università di Pollenzo
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Incontro tra la rete trentina di Slow Food e gli studenti dell’Università di Pollenzo
Martedì 31 marzo 2026 il Dipartimento di Sociologia e ricerca sociale dell’Università di Trento ha ospitato una rappresentanza di studenti del primo anno dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Un’occasione per incontrare la rete locale di Slow Food Trentino, nell’ambito di un viaggio di formazione e di studio dedicato alle filiere agroalimentari di qualità del territorio trentino.
L’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, fondata nel 2004 su iniziativa di Slow Food, è stata il primo percorso accademico in Italia interamente dedicato alle scienze gastronomiche, un modello ben presto riproposto in molti atenei, a testimonianza dell’attualità e dell’importanza dello studio dei sistemi del cibo e delle sue interconnessioni.
Parte integrante del piano formativo sono le visite in Italia, Europa e in tutti i continenti. In queste settimane gli studenti sono coinvolti in un programma di visite didattiche attraverso i territori chiave del panorama alimentare italiano. Dopo le tappe a Mieli Thun, Trentingrana, Cantine Ferrari, Azienda Agricola F.lli Pisoni, la serata ospitata a Trento ha preso la forma di un'esperienza di degustazione didattica, un laboratorio per approfondire alcune tematiche fondamentali per comprendere il contesto delle produzioni primarie in Trentino.
L’incontro è stato coordinato da Tommaso Martini, presidente di Slow Food Trentino Alto Adige, e Marta Villa, antropologa dell’Università di Trento, con la collaborazione di Julia Ferrari, tutor del viaggio, e il supporto di Sveva Soldera, tirocinante del Dipartimento e dei volontari dell’associazione.
Il Cuoco dell’Alleanza Slow Food Luigi Montibeller ha cucinato alcune preparazioni tradizionali, dai canederli con le ortiche al fanzelto di grano saraceno di Terragnolo. Ricette che hanno introdotto temi come la cucina del recupero, i cereali di montagna e le erbe spontanee. Su questo argomento Stefano Mayr, esperto naturalista, ha condotto un approfondimento dedicato alle prime erbe spontanee della primavera, raccolte in questi giorni con il risveglio di prati e boschi trentini: bruscandoli, crescione, silene bianca (rece de levro), strigoli sono stati osservati, annusati e assaggiati dai partecipanti. Un ampio focus è stato dedicato alla filiera del latte, con l’assaggio di Presìdi Slow Food caseari provenienti da tutta la provincia. Attraverso il racconto delle diverse produzioni sono stati affrontati temi quali l’importanza delle razze autoctone per l’allevamento estensivo in montagna, il ruolo dei prati stabili e dell’alimentazione legata all’erba, così come la funzione ecosistemica dei pascoli e delle malghe. Dai formaggi di sola razza grigio alpina di Romeno (Azienda Agricola Sicherhof), al nostrano “Pegaes” del Turnario di Pejo, da un Vezzena stagionato 15 anni ai formaggi di Malga Valsolero nel Lagorai, fino al Graukaese della Valle Aurina, ogni assaggio ha permesso di condividere con gli studenti concetti complessi per comprendere il mondo alpino. Presenti all’incontro i rappresentanti della comunità del Presidio Slow Food del Lupino di Anterivo, il particolare legume montano, riscoperto solo da una ventina d’anni, utilizzato anche nella preparazione di infusi.
Nel corso della serata Marta Villa ha descritto il corso di Antropologia culturale dei Domini Collettivi e dei Territori di vita, che si sta tenendo presso il Dipartimento di sociologia, evidenziando come le comunità coinvolte nelle filiere di qualità delle Terre Alte, svolgano una funzione vitale nella custodia degli ecosistemi. La serata si inserisce nella strategia di Slow Food Trentino di continua attivazione delle diverse anime di Slow Food che, in quarant’anni, si è strutturata attraverso una rete associativa presente in oltre 150 paesi del mondo, ma anche con una casa editrice, progettualità condivise con scuole e istituzioni, e l’Università di Pollenzo. Strumenti diversi, ma complementari per fare cultura sulle filiere del cibo, cercando così di costruire un sistema alimentare più buono, pulito e giusto.




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