Montagna 2050 sugli Altipiani Cimbri con i borghi rurale della Laga
- SlowFoodAltoAdigeSüdtirol
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Articolo pubblicato su il T Quotidiano del 27 marzo 2026.
Dopo aver incontrato nei mesi scorsi le comunità di Terragnolo e della Val di Cembra, Montagna 2050 approda sugli Altipiani Cimbri. Sabato 28 marzo il percorso partecipato di ascolto e confronto organizzato da Slow Food Trentino, farà tappa al Centro Civico di Carbonare, a Folgaria.
I partecipanti saranno chiamati a condividere opinioni e visioni sul futuro della montagna, prendendo parte a tavoli di discussione tematici. Coordinati da facilitatori, contribuiranno a far emergere riflessioni e proposte sui diversi ambiti di vita nelle Terre Alte. Particolarmente significativo, nel contesto degli Altipiani Cimbri, sarà il focus dedicato al turismo. Partner della manifestazione è APT Alpe Cimbra: «La montagna del 2050 – ricorda il suo Presidente Alessandro Casti - si costruisce oggi con scelte consapevoli e con una visione che sappia interpretare i grandi cambiamenti in atto. Il futuro della montagna sarà sempre più legato alla qualità della vita. I nostri territori offrono ciò che sempre più persone cercano: spazi, natura, relazioni e una dimensione umana che nelle grandi città è spesso difficile trovare. Questa qualità si traduce anche in nuove opportunità professionali, grazie alla possibilità di lavorare da remoto e conciliare vita e lavoro in modo più equilibrato. La sfida non è solo attrarre persone, ma costruire luoghi dove sia bello vivere tutto l’anno. Se sapremo farlo, la montagna del 2050 non sarà un territorio marginale, ma uno dei luoghi più desiderati d’Europa». Si delinea sempre più la necessità di immaginare un turismo delle relazioni: un modello fondato sulle esigenze dei residenti, non solo in termini di servizi, ma anche di lavoro stabile, socialità, momenti di comunità e accesso alla casa. Tutti temi strettamente connessi a quello dell’agricoltura di montagna, altro nodo centrale dei tavoli di discussione. Un settore che sta cercando la sua dimensione in un mercato competitivo, e che individua nella quantità la chiave per la redditività delle produzioni. L’agricoltura di montagna è chiamata invece a muoversi su un terreno diverso, definendo un nuovo paradigma in grado di divincolarsi tra sostenibilità economica e riconoscimento nelle politiche di programmazione a vari livelli. Dovrà farlo rispettando un ecosistema complesso e in profonda trasformazione, hot spot climatico nella crisi che sta travolgendo il pianeta, ma al contempo custode di biodiversità e buone pratiche che non devono essere disperse. L’agricoltura di montagna sta mostrando di essere capace di definire un nuovo modello, capace di essere multifunzionale, in grado di dialogare, se necessario, con accoglienza, ristorazione e turismo. Allo stesso tempo l’agricoltura di montagna dovrà sapersi rivolgere a cittadini sempre più disorientati da un fenomeno che si potrebbe definire “mountain washing”: dopo l’uso sconsiderato di claim salutistici e ambientali, anche la montagna viene oggi impiegata come leva di marketing per promuovere prodotti che non hanno un reale legame con i territori. Spesso vi manca non solo la relazione culturale, ma anche quella concreta con ingredienti e materie prime. Queste dinamiche si intrecciano con un altro tema chiave del percorso proposto da Slow Food: il racconto della montagna. Come evitare rappresentazioni stereotipate e restituire all’esterno la complessità reale delle Terre Alte, fatta di bisogni, contraddizioni, fragilità ma anche di prospettive e coraggio.
Quanto emergerà dai lavori sugli Altipiani Cimbri si unirà ai risultati raccolti nei precedenti incontri e confluirà in una pubblicazione e in un manifesto finale, al termine del percorso sostenuto dalla Fondazione Caritro e dal Comitato Trento Capitale Italiana ed Europea del Volontariato 2024.
Ad aprire i lavori di sabato 28 marzo sarà Roberto Gualandri, Presidente dell’Associazione Borghi e Sentieri della Laga ODV, che racconterà un’esperienza che coinvolge aree interne appenniniche tra Abruzzo, Lazio e Marche. L’associazione nasce nel 2019, ragionando sulle macerie del terremoto di Amatrice (Agosto 2016), un dramma che si è accanito su un contesto già segnato da un forte spopolamento, rischiando di infliggere un colpo definitivo a questi territori. «Il terremoto – racconta Gualandri – ha dato letteralmente una scossa: abbiamo capito subito la necessità di mettere in rete cittadini, associazioni, istituzioni, scuole e realtà locali, su un territorio molto ampio, che comprende una ventina di comuni divisi in più di trecento frazioni». Nel 2022 prende forma il Festival Culturale dei Borghi Rurali della Laga: «un progetto complesso e multidisciplinare che vede protagonisti gli stessi cittadini residenti, pensato come uno strumento di coesione sociale, che ha avuto la forza di restituire un ruolo attivo alle piccole comunità restanti». Attorno al festival è nata una rete territoriale che si riunisce settimanalmente per programmare le attività: un calendario che si apre in aprile e si chiude a dicembre, coinvolgendo non solo gli abitanti, ma anche persone originarie di queste valli che vi fanno ritorno per l’occasione e un primo nucleo di timido turismo. L’associazione ha inoltre attivato, in collaborazione con la Società Geografica Italiana, un osservatorio di prossimità con l’obiettivo di monitorare le singole frazioni: censire gli edifici esistenti, le attività economiche, gli spazi di comunità e le aziende agricole. Sono numerose le progettualità che saranno presentate da Roberto Gualandri, tra queste la mappatura delle comunità educanti realizzata con il Ministero della Cultura e ARCE, e il riconoscimento dei “Presìdi culturali di comunità”, espressione di un patrimonio prezioso da custodire: la biodiversità naturale e agroalimentare, ma anche la biodiversità culturale.
Il confronto con una realtà montana così diversa rispetto a quella trentina sarà guidato da Graziella Bernardini, portavoce della Comunità Slow Food per lo sviluppo agroculturale degli Altipiani Cimbri. Si tratta di un gruppo informale di cittadini che da anni anima il territorio, in particolare generando stimoli sui temi delle filiere agricole, organizzando il Mercato della Terra, la Giornata del Porro di Nosellari e numerose attività di sensibilizzazione e divulgazione. Lo scopo di Montagna 2050 non è solo favorire l’ascolto e il dialogo interno sulle prospettive del territorio, ma anche di mettere in circolo testimonianze in grado di ispirare percorsi e innestare idee inedite. Per questo è importante mutuare esperienze apparentemente così lontane, come in questo caso quelle legate al terremoto e allo spopolamento appenninico, per fare germogliare nuove visioni nel nostro territorio, generando letture originali che possano rendere immaginabili traiettorie che, altrimenti, resterebbero invisibili. L’appuntamento è per sabato 28 marzo a Carbonare, l’ingresso è libero e aperto a tutti.




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