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Sintesi dei risultati tavoli di lavoro Assemblea Slow Food Trentino Alto Adige APS

di Tommaso Martini



È possibile leggere le trascrizioni degli interventi finali dei quattro tavoli qui:


Advocacy, solidarietà, coinvolgimento, ecosistemi. Le parole attorno alle quali i soci di Slow Food Trentino Alto Adige sono stati chiamati a ragionare nel corso dell’Assemblea annuale sono ognuna un mondo di visioni, contenuti e prospettive difficilmente riassumibili in una un’ora di lavoro. Ragionarci attorno, confrontarsi su esse, è un esercizio comunque fondamentale per capire cosa siamo oggi e come la nostra associazione possa essere presente in modo consapevole al tempo della complessità che stiamo attraversando.

Quello che è certo è la necessità di abbandonare le scorciatoie del pensiero, le soluzioni semplici, le paternali che ci si ripete da anni. Provare a bandire dalla discussione qualsiasi via di fuga che per anni è stata utilizzata per mascherare qualcosa di diverso. Come, ad esempio, la difficoltà di elaborare un pensiero, la durezza di ammettere uno sbaglio, il dover prendere consapevolezza di doversi assumere un impegno. Questa è una premessa fondamentale per non abbandonarsi a speculazioni inconcludenti e spesso rassicuranti. Come prima azione, quindi, è necessario bandire ogni forma di ingenua riduzione dei concetti e dei problemi.


Il coinvolgimento è da sempre un tema centrale nelle riflessioni associative. Nella discussione al tavolo coordinato da Marta Villa, è emerso con chiarezza che Slow Food è un’associazione social e non mutual: non propone benefit per chi ne è socio ma un impegno generale di miglioramento della collettività. È un nodo importante anche nel proporre l’avvicinamento all’associazione: non si otterrà nulla in cambio ma si dovrà dare il proprio impegno all’associazione stessa. In questo senso si diventa attivisti o, in alcuni casi, militanti. Se i valori originali di Slow Food avevano molto a che fare con la convivialità e il piacere, credo che questa base, che si può considerare in un certo senso individualista e edonistica, deve essere oggi solo un eventuale strumento per avvicinare a valori diversi. Quando Slow Food nasce, nel 1986, l’Overshoot Day era il 25 ottobre. Oggi è a fine luglio. Non possiamo non prendere atto di questo ribaltamento. Quella che allora era una intuizione di dover difendere la cultura enogastronomica, le piccole produzioni, i sistemi agricoli sostenibili, oggi è una drammatica missione di sopravvivenza. In questo contesto il piacere, la soddisfazione organolettica, la convivialità gioiosa devono avere la giusta dimensione. Non per scoprire una Slow Food ingrigita e spaventata davanti all’intreccio di crisi, ricordiamo le parole di Foucault “non crediate che si debba esser tristi per essere dei militanti, anche quando la cosa che si combatte è abominevole. È ciò che lega il desiderio alla realtà (e non la sua fuga nelle forme della rappresentazione) a possedere una forza rivoluzionaria”. Non dobbiamo essere intristiti, è il desiderio che deve guidarci, ma, allo stesso tempo, nemmeno narrare un mondo parallelo in cui i drammi dell’oggi si annegano in un girare di calici colmi di Barolo.

Ricordiamo comunque che nel momento in cui una persona viene coinvolta in Slow Food dà una mano all’associazione ad essere più forte poiché coinvolgere più persone, potersi contare, e contare numerosi, è fondamentale per esistere ed essere riconosciuti come stakeholder. Farsi coinvolgere significa anche sostenere i progetti che richiedono risorse economiche ed umane a tutti i livelli organizzativi (le quote socio servono anche e soprattutto a questo).

Certamente esistono diversi gradi di coinvolgimento ma bisogna essere in grado di dare a tutti i soci continue informazioni, stimoli, conoscenze. In questo si esprime gran parte del lavoro associativo. Così facendo si potrà sentire parte di una Comunità. Coloro che invece aderiscono a progetti specifici devono vivere l’impegno di far parte di Slow Food. I membri dei Presìdi Slow Food, i Cuochi dell’alleanza, i partecipanti delle Comunità Slow Food e dei Mercati, i componenti dei consigli direttivi, hanno preso un impegno con se stessi, con l’associazione e con gli altri soci. Un impegno che è meglio lasciare se non si è in grado di coltivare quotidianamente. Il primo impegno a cui si è chiamati è quello di aggiornarsi costantemente, conoscere l’evoluzione dei pensieri che si sviluppano in seno a Slow Food. Dialogare, confrontarsi, condividere, partecipare alle attività, generarne di nuove, contaminarne di vecchie. Cosa è per me Slow Food è qualcosa di completamente diverso rispetto a quello che era per me 5 anni fa e spero che sarà completamente diverso tra cinque anni. Se rimane sempre la stessa cosa, qualcosa non funziona, il proprio approccio non è vivo.


In merito ai valori di Slow Food è importante ricordarsi di non cadere nel tranello del “mito del consumatore green”. Il cambiamento che andiamo cercando di costruire non sarà la somma delle buone pratiche individuali. Queste sono necessarie ma non sufficienti per un cambiamento collettivo. È necessario un cambio di passo da parte della politica e dei decisori. In questo contesto si innesta il tema dell’advocacy.

Aprirsi alle altre associazioni, alle diverse realtà ambientaliste, comunicare, comunicare sulle piattaforme giovanili, individuare una propria identità, avvicinare le persone e non allontanarle, ramificarsi nel territorio son tutte azioni che da alcuni anni a questa parte guidano le scelte strategiche di Slow Food Trentino e caratterizzano ogni nostra azione. Continuiamo a lavorare in questa direzione, anche perché non sempre le risposte dall’esterno sono state confortanti. Ma non possiamo individuare questi elementi, riassunti dal Tavolo advocacy, come obiettivi. Sono solo le basi, che già stiamo costruendo con forza, per affermare un’azione di advocacy importante.

In questo senso collaborazioni come quella instaurata con il mondo delle A.S.U.C. dimostrano come Slow Food possa essere, in determinati contesti, l’elemento che porta a riunirsi intorno a un tavolo soggetti diversi. Forse ciò dipende proprio dal fatto che non ci si aspetta questo effetto da Slow Food. In passato son stati fatti tentativi simili su VAIA. Slow Food è stata la promotrice iniziale del percorso che ha portato alla stesura del documento Per un Green Deal delle foreste dolomitiche che ha riunito intorno a un tema così attuale gli esponenti della società civile più diversi. Percorso simile è iniziato sulle riflessioni relative al Bondone. Sono azioni che hanno tempi lunghi, strumenti inediti (di cui spesso siamo sprovvisti), richiedono un impegno corale. Allo stesso tempo sono facilmente vittime di personalismi o di mode.

Per parlare di questi temi è fondamentale il coinvolgimento di competenze preparate e una generale consapevolezza all’interno dei direttivi delle associazioni territoriali. Quest’ultima difficile da ottenere poiché, ancora una volta, richiede una buona dose di impegno e di umiltà.

Esistono temi di fortissima attualità sui quali Slow Food non può non schierarsi: le emergenze ambientali, una certa rappresentazione del Trentino come valle verde, le scelte di breve e di lungo periodo delle amministrazioni e degli enti di ricerca. Ci sono poi situazioni specifiche in cui siamo chiamati a aiutare i nostri amici produttori come nel caso delle dispute relative al latte crudo, problematica sulla quale non possiamo più rimandare un nostro intervento pena la scomparsa di più di metà dei Presìdi con il loro portato di storia, economia, comunità, mantenimento di un paesaggio espressione di un equilibrio tra uomo e natura.

Importante come azione concreta di advocacy, il coinvolgimento diretto di SFYN nella stesura delle raccomandazioni politiche e misure di adattamento ai cambiamenti climatici presentate alla PAT. Siamo però del tutto consapevoli che tale lavoro resterà solo un’azione di greenwashing da parte della Provincia se non saremo in grado di comunicare la concretezza dei temi sollevati e la legittima rabbia delle generazioni che crescono in un mondo nel quale ogni anno si mangiano metà delle risorse degli anni successivi.


Tra le sfide dell’oggi è centrale la solidarietà. Senza quel “per tutti” a fianco di “buono, pulito e giusto” il nostro motto sarebbe un inno alla disuguaglianza, il nostro cibo sarebbe buono, pulito e giusto a scapito di qualcun altro.

È la sfida più grande per la nostra associazione. Lo dimostra il fatto che molti soci, anche storici, non riescano a comprenderne l’importanza e vi leggono meri tentativi di lavare la coscienza mentre l’ennesima grattata di tartufo si adagia sui nostri tajarin. È un universo che per molto tempo non ci è appartenuto e sul quale è difficile affacciarsi. Solidarietà verso chi? Parlare di cibo buono, pulito e giusto per un senza tetto ai margini delle strade delle nostre città può sembrare perfino un insulto: chi non ha nulla può accontentarsi anche delle briciole? Slow Food non può essere esclusivo dei salvati mentre milioni di sommersi vengono dimenticati.

Una prima azione messa in campo è stata l’alleanza con il Banco Alimentare. Per avvicinarsi a un soggetto che si occupa di questi temi in modo professionale da decenni. Un accordo simbolico che ha come primo obiettivo quello di sensibilizzare coloro che partecipano ai nostri incontri. Slow Food Trentino ha provato a dialogare con le politiche sociali di alcuni comuni non ottenendo, ad oggi, nessun cenno di risposta. L’idea era quella di proporre momenti formativi per riscoprire la lavorazione della materia prima, una cultura dell’alimentazione in grado di aiutare nelle proprie scelte, attenta alla stagionalità, allo spreco, alla naturalità dei prodotti versus il cibo iper raffinato.

Alzando poi lo sguardo al resto del mondo nel Tavolo Solidarietà sono emersi due concetti importanti. Il primo riguarda la capacità della rete globale di comunità locali che è Slow Food di intervenire in modo ramificato sui territori, conoscendo persone e comunità. La seconda la capacità di Slow Food di risvegliare l’orgoglio di piccole comunità, una solidarietà non direttamente economica ma in grado di generare sostenibilità anche dal punto di vista economico.


Allargando lo sguardo si apre il grande tema della Slow Food degli ecosistemi. Tema al centro del Congresso di Genova 2021, come parte conclusiva del documento “La sfida di un destino comune”. Oggetto della mozione “Pensare e agire come Comunità” che chiedeva la formazione di gruppo di lavoro che si dedichi a questa nuova sfida e accompagni tutta l'Associazione italiana in quella direzione. Gruppo che purtroppo non ha ancora visto la luce ma che si auspica possa nascere superati questi anni di assestamento su alcune emergenze operative. Rileggiamo questa mozione (https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2021/07/mozione-slow-food-ecosistemi-1.pdf ) e rileggiamo il documento Congressuale. Questo gruppo, in Trentino, può essere formato da ognuno di noi.

In questi anni abbiamo provato a tessere queste reti che potessero superare i confini del Trentino. Cominciando a guardare alla regione dolomitica, al Lago di Garda come ecosistema. Iniziando a ragionare di Terre Alte (ricordiamo l’esperienza bellissima di Road To Montains – per un Forum delle Terre Alte). Parlando di filiere produttive. Non sempre è stato facile trovare gli interlocutori. Ancora più complesso essere all’altezza di questa sfida e disporre del tempo, delle energie, delle basi teoriche e culturali necessarie per portarla avanti. Non per questo va abbandonata. Stando attenti a non cadere nella distorsione che scambia le reti con i gruppi WhatsApp.

In Trentino è ormai superata da anni una certa autoreferenzialità che ha caratterizzato per tanti anni Slow Food in tutta Italia e che trasformava in sostanza questioni meramente formali e organizzative (ad esempio le competenze territoriali delle Condotte, le gelosie, le gerarchie, ecc). Questo è un buon punto di partenza per operare in modo fluido e coinvolgente, considerando i confini solo come punti di incontro e quindi di maggior interesse e concentrazione di idee e stimoli.

Il progetto di coinvolgimento di Associazioni territoriali non trentine in qualsiasi attività in cui siano coinvolti produttori, relatori, prodotti, ospiti, provenienti da altri luoghi è un primo passo per impegnarci a ricordarci di questa dimensione che va oltre il territorio trentino. Allo stesso tempo sarà da stimolo per riscoprire le basi teoriche dello Slow Food degli ecosistemi per tutti coloro che riceveranno questa comunicazione. (Slow Food Trentino ha deciso di individuare una figura nella propria organizzazione incaricata di comunicare a Associazioni territoriali di tutta Italia eventuali coinvolgimenti di produttori, prodotti, relatori, ecc… provenienti dai più diversi territori, invitando a condividere l’informazione, a partecipare, comunque a conoscersi).

Creare una Slow Food degli ecosistemi richiede oggi un impegno straordinario a tutti coloro che sono coinvolti nella nostra rete. Avere sempre davanti a sé un orizzonte più ampio. Ricordarsi in ogni azione di essere una parte di un tutto più complesso. Credo che nella situazione attuale possiamo porcelo come obiettivo di lungo periodo ma la rete Slow Food in Trentino non è ancora pronta a fare questo salto. Ma lavoriamo ogni giorno tenendo presente questo obiettivo finale.




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